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LE “QUOTE ROSA” 

Madri e mogli avevano un ruolo fondamentale nell’organizzazione

Am.P.

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REGGIO EMILIA. Mogli e madri, ma con un compito fondamentale: fornire gli “strumenti” del mestiere (i cellulari, spesso con sim card appartenenti ad amiche o parenti, nonché le auto pulite, alle quali venivano apposte targhe false, usate per le spaccate e intestate a loro), ma anche eseguire i sopralluoghi come insospettabili clienti, come è avvenuto nel caso di un negozio di abbigliamento di Langhirano.

Nell’organizzazione criminale smantellata dall’Arma le quote rosa hanno avuto un peso notevole.

Su sette indagate iniziali, cinque sono state colpite da misura cautelare: una 25enne, una 30enne e una 55enne dall’obbligo di dimora, mentre una 24enne e una 25enne dall’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

Se i compiti delle affiliate in gonnella non erano operativi e “sul campo”, secondo gli inquirenti le donne rappresentavano una componente fondamentale nell’ingranaggio dell’associazione a delinquere.

«È probabile – spiega il tenente colonnello Luigi Regni, comandante della compagnia di Guastalla – che le donne venissero utilizzate come schermo e paravento per dare meno nell’occhio, ma la loro presenza rappresenta un elemento di novità: in una cultura che tradizionalmente le vuole custodi del focolare, hanno dimostrato di saper gestire anche gli affari». —

Am.P.

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