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Angeli e demoni, la difesa del sindaco di Bibbiano contesta la costituzione di parte civile di Regione e Ministero

Angeli e demoni, la difesa del sindaco di Bibbiano contesta la costituzione di parte civile di Regione e Ministero

Seconda udienza preliminare del processo sui presunti affidi illeciti in Val d'Enza. Per i legali di Carletti il danno deriverebbe dalla campagna mediatica innescata dall'inchiesta

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REGGIO EMILIA.  Il ministero della Giustizia e la Regione Emilia-Romagna, presenti come parte offesa nel processo Angeli e Demoni, sui presunti affidi illeciti in Val d'Enza, non avrebbero titolo per costituirsi parti civili. Questo perchè i danni che sostengono di aver subito e per cui potrebbero avanzare risarcimenti, non derivano dai fatti oggetto del procedimento ma dalla «campagna mediatica» che li ha accompagnati.

È quanto hanno sostenuto oggi gli avvocati difensori del sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, Giovanni Tarquini e Vittorio Manes. La seconda udienza preliminare del processo in corso a porte chiuse nel tribunale di Reggio, si sta infatti concentrando sulle repliche delle difese alle richieste di costituzione di parte civile, avanzate il 30 ottobre scorso da una trentina di soggetti.

«C'è stata una deformazione dal punto di vista mediatico rispetto a fatti tecnicamente molto misurati ai contenuti», affermano dal collegio difensivo del sindaco Carletti. «Questa deformazione - aggiunge l'avvocato Tarquini - interrompe secondo noi il collegamento diretto fra asserito danno e fatto contestato».

Già all'indomani dell'inchiesta, ricorda il legale, «il procuratore capo di Reggio era intervenuto a smentire che fosse perseguito un "sistema", ma solo fatti specifici». Alla sbarra nel processo ci sono in tutto 24 imputati, fra i quali l'ex responsabile dei Servizi sociali della Val d'Enza Federica Anghinolfi e lo psicoterapeuta Claudio Foti, incaricato delle terapie psicologiche dei minori di cui si contesta l'illecito allontanamento dalle famiglie naturali. Che nella tesi accusatoria della procura sarebbe avvenuto con rapporti degli assistenti sociali artefatti, per rappresentare presunti abusi o maltrattamenti. 

L'UDIENZA A PORTE CHIUSE

E’ ancora nella fase delle udienze preliminari, ma già molto combattuto il processo nato da
“Angeli e demoni” (inchiesta del 2019 sul presunto giro di affidi illeciti di minori da parte dei servizi sociali reggiani attraverso perizie psicologiche artefatte per far emergere abusi), partito lo scorso 30 ottobre nel tribunale di Reggio Emilia.

L'udienza a porte chiuse, infatti, registra un aspro scontro tra le quasi 50 “persone offese” che
hanno chiesto di costituirsi come parti civili e i difensori dei 24 indagati (non ancora rinviati a giudizio) che, su queste istanze, hanno sollevato un profluvio di eccezioni.
Nel mirino di tutti gli avvocati sono in particolare finite le associazioni a tutela dell'infanzia che, in almeno sei casi, sarebbero nate o diventate «operative» solo dopo i fatti da accertare nel processo. e pertanto, sostengono i legali, non avrebbero subito alcun danno per cui chiedere un eventuale risarcimento.

Oppure, pur avendo nomi suggestivi (una si chiama come il processo: Angeli e demoni) reclamerebbero indennizzi per reati che violano diritti che non compaiono come da tutelare nei loro
statuti. E ancora operano in territori slegati da quello reggiano dove i presunti reati sono stati commessi.

Con altre motivazioni  (anche in questo caso per reati al di fuori della loro sfera di competenza) sono inoltre state sollevate obiezioni alla costituzione di parte civile del ministero della Giustizia e
della Regione. Che secondo il collegio difensivo dell'imputato Andrea Carletti (sindaco di Bibbiano) sono state danneggiate più dalla campagna mediatica sui fatti della Val d'Enza che non sui singoli reati contestati

Spiega l'avvocato Liborio Cataliotti che assiste Daniela Scrittore, responsabile delle politiche familiari del comune di Reggio Emilia, oggi spostata ad altro incarico: «La grandissima parte delle eccezioni sono relative alla costituzione di parte civile dei cosiddetti “enti esponenzialì, perché da molti colleghi si è notato come negli statuti o negli atti costitutivi degli stessi enti, spesso non sia prevista la tutela e la preservazione dell'interesse che invece molti reati si presume abbiano violato».


Inoltre «alcune di queste associazioni dal nostro punto di vista si sono miratamente costituite ex post rispetto alla consumazione stessa dei reati e non possono quindi averne avuto nocumento. Questo è un vizio che contraddistingue buona parte delle costituzioni». Di altre associazioni, conclude Cataliotti, «abbiamo sottolineato come manchi il legame con il territorio».

Accuse rispedite al mittente dai patrocinatori e dagli avvocati delle associazioni che, come nel caso di “Bon't Worry”, associazione contro la violenza sulle donne, fanno sapere: «ci siamo sempre stati in difesa dei più fragili, come anche i bambini».
In gergo tecnico il gup Dario De Luca sta affrontando un cosiddetto “processo simultaneo” e nella prossima udienza (il 28 gennaio) dovrà cioè formalizzare la posizione delle parti civili in  riferimento ad ogni singolo capo di imputazione (oltre 100).

L’avvocato Franco Mazza, che difende gli operatori dell'Ausl di reggio coinvolti nell'inchiesta, la sintetizza così: «Si sta tentando di depurare il processo da qualcosa che magari era arrivato in eccesso».

 

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