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Appello di Aemilia, 91 condanne per quasi 700 anni di carcere

Appello di Aemilia, 91 condanne per quasi 700 anni di carcere

La sentenza di secondo grado del maxi processo contro la ndrangheta: ci sono state 27 tra assoluzioni, proscioglimenti e prescrizioni. Confermati due anni per Vincenzo Iaquinta per reati in materia di armi. Mano pesante dei giudici sui pentiti Valerio e Muto

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REGGIO EMILIA.  Sono in totale quasi 700 gli anni di reclusione inflitti dalla Corte d'Appello di Bologna per i 118 imputati del maxiprocesso "Aemilia", contro la 'ndrangheta in Emilia-Romagna. La procura generale aveva chiesto pene per circa mille anni. I condannati sono stati 91, mentre ci sono state 27 tra assoluzioni, proscioglimenti e prescrizioni.

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L'accusa di associazione mafiosa regge per la maggior parte degli imputati contro cui è stata formulata, ma nella sentenza di appello di Aemilia, pronunciata nell'aula bunker del carcere bolognese della Dozza, non mancano sconti di pena, dovuti anche all'unificazione dei riti ordinario e abbreviato, e proscioglimenti per assoluzione o per prescrizione dei reati contestati.

Anche chi è stato condannato per associazione mafiosa ha quindi ottenuto degli sconti non solo rispetto alla sentenza di primo grado, in cui complessivamente erano stati comminati oltre 1.200 anni di carcere, ma anche rispetto alle richieste avanzate dalla procura. Così, ad esempio, Michele Bolognino, per cui erano stati chiesti 28 anni, è stato condannato a 21 anni e tre mesi, mentre Gaetano Blasco si è visto comminare una pena di 22 anni e 11 mesi contro i 25 anni e sei mesi chiesti dall'accusa.

Piccoli sconti anche per Alfredo e Francesco Amato, per i quali era stata chiesta la conferma dei 19 anni e 19 anni e un mese decisi dai giudici di primo grado: i due, infatti, sono stati condannati rispettivamente a 17 anni e a 16 anni e nove mesi. Riduzione più robusta, invece, per Giuseppe Iaquinta, la cui condanna è scesa da 19 a 13 anni (la procura generale aveva chiesto la conferma della pena inflitta in primo grado), mentre per il figlio Vincenzo, ex attaccante della Juventus e della nazionale, è stata confermata la condanna a due anni per reati in materia di armi, ma con il beneficio della sospensione condizionale della pena.

Tra gli altri accusati di associazione mafiosa, Eugenio Sergio è stato condannato a 13 anni e otto mesi contro i 17 anni e mezzo chiesti dall'accusa, mentre per Giuseppe e Palmo Vertinelli le pene sono, rispettivamente, di 16 anni e quattro mesi (l'accusa aveva chiesto 23 anni e sei mesi) e 17 anni e 4 mesi (anzichè 23 anni e nove mesi).

È più lieve degli 11 anni e due mesi comminati in primo grado, ma più severa dei sei anni e due mesi chiesti dalla procura generale di Bologna, la pena inflitta dai giudici della corte d'appello bolognese al collaboratore di giustizia Antonio Valerio. Il collegio presieduto da Alberto Pederiali ha infatti condannato Valerio a un totale di sette anni e cinque mesi di reclusione.

Mano pesante, da parte dei giudici, anche con un altro collaboratore di giustizia, Salvatore Muto, che si è visto comminare una pena di nove anni e due mesi, contro i quattro anni e otto mesi chiesti dalla procura generale. Ottiene invece uno sconto di pena Gaetano Valerio, fratello di Antonio, la cui condanna scende da quattro anni e sei mesi a tre anni e quattro mesi.

Sostanzialmente confermata la pena per l'imprenditore modenese Augusto Bianchini, condannato in primo grado a 9 anni e 10 mesi, ha riportato una nuova condanna a 9 anni. Per il figlio Alessandro, invece, la pena è di un anno e sei mesi (con sospensione condizionale) a fronte della condanna a tre anni in primo grado. La moglie di Augusto Bianchini, Bruna Braga, che in primo grado era stata condannata a 4 anni, ora invece si è vista infliggere una pena di 2 anni e 2 mesi. Tra gli assolti c'è un altro imprenditore modenese, Gino Gibertini.

«Dopo un lungo iter processuale, la sentenza della Corte d'Appello riconosce la piena innocenza di Gino Gibertini, assolto per non aver commesso il fatto. Come suoi avvocati, ci siamo battuti dal primo giorno per ottenere questo risultato. Dopo la condanna in primo grado, abbiamo rinnovato i nostri sforzi, fino al risultato di oggi, che ci gratifica e ci riempie di gioia e di orgoglio professionale». Lo dicono in una dichiarazione gli avvocati Tommaso Guerini e Luca Pastorelli, difensori dell'imprenditore imputato nel processo Aemilia, assolto oggi in appello dopo essere stato condannato a 8 anni nel 2018.

Gibertini è l'unico imputato per cui la Procura generale aveva chiesto l'assoluzione, con il sostituto pg Valter Giovannini, oggi assente alla lettura del dispositivo, mentre erano presenti le colleghe Lucia Musti, Luciana Cicerchia e la pm della Dda che ha coordinato le indagini Beatrice Ronchi.

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