La banda delle maxi spaccate incastrata grazie a un Gps satellitare e a una cimice
I carabinieri avevano installato i dispositivi in una delle auto usate come staffetta, i raid seguiti praticamente in diretta
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. Sono stati incastrati da un Gps satellitare e da una cimice installati dai carabinieri nella Volkswagen Golf, una delle auto usate come staffetta. Il resto lo hanno fatto da soli, parlando liberamente durante i colpi, «nell’evidente convinzione, erronea, di non essere intercettati»: così gli inquirenti hanno potuto seguire «in diretta» i raid, con tanto di rumori delle vetrate di bar e stazioni di servizio infrante dalle vetture lanciate in retromarcia.
Questa la chiave di svolta dell’operazione dell’Arma denominata “Ariete”, che martedì ha smantellato un’associazione a delinquere di sinti, con base nel campo nomadi di via del Cantonazzo, finalizzata a una pluralità di delitti contro il patrimonio (furto e ricettazione). Sono stati raggiunti da misure cautelari sedici uomini e donne, imparentati fra loro: 4 gli arrestati (i due fratelli Nadir De Barre, 34 anni, Daimon De Barre, 31, Emanuele Cavazza, 36, Johnny Esposti, 35), 4 ai domiciliari (Mois Esposti, 20 anni, Tiberio Truzzi, 23, Jacopo Truzzi, 21, Devis Lucchesi, 25), 6 con l’obbligo di dimora e 2 con l’obbligo di firma quotidiana. Le scorribande – 22 colpi tra il Reggiano, il Modenese e il Parmense – sono avvenute in un arco temporale che va dal luglio 2019 al marzo 2020, quando l’attività dei criminali si è interrotta causa lockdown Covid. Per l’indagine è stato fondamentale il caso pilota del 15 agosto 2019 al bar Giardino di Novellara, gestito da cinesi: lì ignoti, dopo avere sfondato la saracinesca e la vetrata, con un flessibile hanno divelto e portato via un cambiamonete, caricato di peso nel bagagliaio di una macchina senza targa e con il lunotto posteriore rotto per farci stare l’ingombrante macchinetta, contenente duemila euro (ma i danni provocati sono stati maggiori, 2.600 euro).
Le telecamere hanno mostrato l’azione di quattro soggetti: tre (gli autori materiali) viaggiavano a bordo di un’Audi A3 grigia, mentre il quarto, il palo, era su una Mazda 3 bianca che seguiva il veicolo con la refurtiva. Gli accertamenti dell’Arma hanno stabilito che la Mazda, intestata a una donna sinti con precedenti per reati contro il patrimonio, era ricorrente in altre due spaccate nella Bassa, quella del 16 luglio 2019 al bar Monica di Poviglio e quella del 20 luglio al bar “Gioiello” di Cadelbosco Sopra: troppo, per essere una coincidenza.
Convocata dai carabinieri, la proprietaria della Mazda ha negato la presenza della sua vettura e in generale ha negato su tutti i fronti, dimostrando di voler coprire i veri autori del colpo. L’attenzione degli inquirenti si è concentrata sul nucleo familiare della donna e in particolare sui fratelli De Barre, che utilizzavano una Golf: è su questa Golf che è stato installato un dispositivo di localizzazione mediante sistema Gps, «che ha fornito un formidabile apporto alle indagini», permettendo agli investigatori di seguire in tempo reale gli spostamenti del veicolo, di eseguire il riconoscimento vocale degli occupanti (che variavano di volta in volta) e di documentare le continue telefonate tra i complici sulle due vetture. Ecco quindi registrate nelle intercettazioni i momenti di nervosismo («Quando uno vi dice via, dovete venire via oh!» commenta uno stizzito De Barre ai complici), quelli di euforia («sono tutte giacche…quali scarpe? Ah duecento euro al paio costano, le New Balance», dopo la razzìa al negozio di abbigliamento di Langhirano) e perfino gli infortuni del mestiere: «Sono all’ospedale di Correggio, sei punti, mi hanno fatto le graffette», riferisce al telefono Johnny Esposti, «mi è cascato un ferro in testa». In realtà si era ferito in un incidente stradale dopo il colpo al bar Elvis di Reggio Emilia: intercettati dai carabinieri, i malviventi si erano schiantati contro un albero ed erano riusciti a fuggire a piedi attraverso i campi. —
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