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Un’associazione a delinquere con una precisa gerarchia

Am.P.
Un’associazione a delinquere con una precisa gerarchia

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REGGIO EMILIA. Nadir e Daimon De Barre, rispettivamente 34 e 31 anni, sono considerati i capi dell’associazione a delinquere poiché la sequela di colpi è accomunata dalla «costante presenza nella fase esecutiva dei fratelli De Barre (o almeno di uno dei due), con ruoli direttivi dell’azione dei correi, in posizione sovraordinata rispetto a questi ultimi». Subito sotto di loro nella scala gerarchica seguivano gli altri due arrestati (Emanuele Cavazza, 36 anni, e Johnny Esposti, 35), con ruolo da braccio destro poiché «impartivano ordini insindacabili agli altri esecutori materiali». Mentre le donne si occupavano della «sistematica fornitura di schede Sim fantasma e della messa a disposizione dei veicoli per la realizzazione dei colpi».

Questa la divisione dei compiti tratteggiata dalle carte dell’ordinanza firmata dal Gip Dario De Luca, che ha scritto perché al gruppo di criminali sinti può essere contestato l’articolo 416 del codice penale, cioè l’associazione a delinquere, abitualmente riservata ai delitti di stampo mafioso. L’associazione a delinquere è caratterizzata da tre fondamentali elementi: un vincolo associativo permanente, l’indeterminatezza del programma criminoso e l’esistenza di una struttura organizzativa. Secondo il giudice per le indagini preliminari è emersa «l’esistenza del pactum sceleris, con riferimento alla consorteria criminale, e della affectio societatis, in relazione alla consapevolezza del soggetto di inserirsi in un’associazione vietata». Perciò «deve ravvisarsi la sussistenza di una fattispecie associativa, della quale ricorrono tutti gli elementi tipici» quali «una molteplicità di condotte predatorie realizzate da una ristretta cerchia di persone, variamente “combinate fra loro», nonché «plurime condotte predatorie realizzate con analoghe modalità violente», «utilizzo costante di due auto e di schede telefoniche dedicate». In conclusione «è lecito ravvisare un solido quadro indiziario in ordine alla sussistenza di un vincolo associativo tendenzialmente stabile tra i vari indagati». Per quanto riguarda le esigenze cautelari il giudice ha ravvisato che la necessità delle misure è dovuta al pericolo di reiterazione del reato («estremamente elevato il pericolo di ricaduta nel crimine»), le circostanze dei fatti che dimostrano «un assoluto disprezzo per i beni e il patrimonio altrui e una spiccata capacità a delinquere», «la personalità degli indagati e le loro condizioni di vita». —

Am.P.

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