Una memoria che non vuole cedere all’oblio
Quando Dario Tarasconi e Andrea Scazza (nella foto in basso) si sono avventurati nel sottosuolo delle ex Officine Reggiane non sapevano cosa vi avrebbero trovato. L’obiettivo era portare i reggiani all’interno della fabbrica simbolo della storia non solo di Reggio Emilia ma dell’intero ’900. Quando, negli scantinati dell’ex archivio, hanno trovato materiale fotografico inedito e non catalogato, sono stati contenti. E la gioia è aumentata non appena, osservando bene le fotografie rinvenute, si sono resi conto di cosa avevano tra le mani: un racconto che la fabbrica, nel 2019 (anno in cui sono avvenute le loro esplorazioni), stava facendo di se stessa. Della fotografia, infatti, rimangono pochi elementi, il resto (scioglimento dei pigmenti, proliferazione di muffa, macerazione della carta) ha agito alterando la materia e, al tempo stesso, la memoria del luogo che ora luogo non è più. «Un intervento casuale – spiegano gli autori – che però sembra guidato dalla delicata mano del tempo: in molte delle fotografie ritrovate, infatti, resta riconoscibile la figura umana. Come se quella operosa umanità che un tempo popolava la fabbrica si opponesse a essere dimenticata».
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