Bargiacchi alza le barricate contro la chiusura della banca
«Intollerabile il silenzio dell’Unione Montana e quello del Comune di Castelnovo di Provincia, Regione, Parco nazionale, degli enti parapubblici, di Iren e di Enel»
VENTASSO. L’annunciata chiusura dell’unico sportello bancario nella municipalità di Ligonchio suscita le proteste anche da parte dell’opposizione consiliare, dopo quelle del sindaco Antonio Manari e del presidente della municipalità ligonchiese Luca Cagnoli.
Paolo Bargiacchi, a nome della minoranza consiliare, si unisce «al coro di proteste già in atto», ma vuole offrire un contributo a una battaglia di salvaguardia che «purtroppo non vede impegnati tutti i rappresentanti delle istituzioni presenti sul territorio».
BANCA INGRATA
«Non c’è dubbio – spiega Bargiacchi – che la banca BPM pecca di ingratitudine verso i cittadini di Ligonchio e frazioni. Quando i numerosi dipendenti o pensionati Enel avevano collocato il Comune di Ligonchio fra quelli di più alto reddito procapite, l’istituto bancario, oggi in ritirata, non ha mancato di esercitare un’ampia raccolta di risparmi che poi ha impiegato, con profitto, in altre aree del reggiano e del modenese. Ora, e al tempo delle vacche magre, la banca se ne va verso altri luoghi più produttivi e remunerativi, nel legittimo esercizio delle proprie private scelte strategiche. Ma noi non possiamo subir tacendo. Ancorché molti rappresentanti delle istituzioni si astengano dal far sentire la loro voce perché la ritengono una battaglia di retroguardia, una battaglia “persa” per la quale non vale la pena di battersi, questa minoranza consiliare si schiera accanto al sindaco, alla municipalità di Ligonchio e all’onorevole Incerti per dare battaglia, per mettere in atto tutte le armi e i mezzi, compresa la moral suasion, utili a difendere e salvaguardare quel che resta dei servizi alla popolazione della montagna. Riteniamo intollerabile il silenzio indifferente dell’Unione Montana, un po' anche quello del Comune di Castelnovo, quello di Provincia, Regione, Parco, enti parapubblici, Iren, Enel, per tanti versi legati al territorio».
IL DOVERE MORALE
«Siamo consapevoli – prosegue Bargiacchi – che non basta ricordare i profitti del passato e nemmeno la Tesoreria di oggi per revocare l’infelice provvedimento di chiusura dello sportello, ma siano convinti che enti come Provincia e Regione, che mettono a disposizione pur modeste somme per le giovani coppie che scelgano di abitare in montagna, abbiano il dovere morale e giuridico di schierarsi a difesa dell’esistente e di unirsi nel tentativo di piegare la volontà dell’ingrato privato. Questo impegno lo dobbiamo ai concittadini che hanno scelto di rimanere in un territorio via via più spopolato e povero di nascite come di opportunità lavorative; lo dobbiamo a noi rappresentanti delle istituzioni che, non sempre, specie in tempi recenti, con la necessaria coerenza e coesione ci siamo battuti per salvaguardare l’esistente ed eliminare degrado e disagio. Siamo consapevoli degli errori che costellano il recente passato, peraltro non addebitabili al proficuo processo unificatorio: dall’accorpamento del personale dei 4 Comuni fusi nelle più comode e centrali sedi di Cervarezza e Busana, lasciando qualche intermittente presidio per l’anagrafe e poco altro, alla dismissione con vendita della sede Vvff di Collagna, alla accettazione quasi passiva della chiusura delle filiali Unicredit di Ramiseto e riduzione a poco più che bancomat della filiale di Busana, alla chiusura da oltre due anni della “cattedrale nel deserto “ del palaghiaccio di Cerreto, all’impegno saltuario e inefficace per le chiusure e riaperture ad intermittenza degli uffici postali ( specie Ramiseto), espressione italiana del Servizio Postale Universale diritto di tutti i cittadini del mondo , fino all’accettazione più o meno passiva della chiusura del punto nascite di Castelnovo Monti, nel cui ospedale è consentito morire, ma non si può nascere. Di tali carenze, ritardi, errori, dobbiamo pur fare ammenda perché hanno contribuito a svuotare di contenuto economico e sociale lo sportello di Ligonchio, ma non possiamo unirci all’ormai troppo diffuso piagnisteo di rassegnazione che mette in risalto lo spopolamento e l’abbandono più che le superiori qualità dell’ambiente e della vita in montagna». Bargiacchi ricorda infine il significativo incremento di turisti, ospiti, visitatori e frequentatori dei borghi montani, ma ricorda che tutto ciò potrebbe esaurirsi a fine pandemia. «Crediamo valga la pena di battersi per la salvaguardia e il miglioramento dell’esistente, per non rendere vani gli sforzi, purtroppo spesso infruttuosi, posti in essere nel passato, chiamiamo a raccolta intorno alle istituzioni locali gli enti territoriali e quelli superiori in una comune doverosa battaglia per noi, per i nostri cittadini, per la nostra montagna». —
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