Decreto di Natale, Italia zona rossa per 10 giorni a intervalli. Bar e ristoranti chiusi dalla Vigilia fino al 7. Ma c'è una deroga per pranzare a casa con due amici o parenti
ROMA. C'è l'accordo sul decreto per le feste. E l'Italia sarà rossa per tutti i festivi e prefestivi fino alla Befana, con i negozi, i bar e i ristoranti chiusi e il divieto di uscire da casa propria se non per motivi di lavoro e salute.
LE PAROLE DI CONTE
«La situazione rimane difficile, il virus si lascia piegare ma non sconfiggere. Dobbiamo intervenire e vi assicuro che è una decisione non facile e sofferta». Con queste parole, il premier Giuseppe Conte è intervenuto nella tarda serata di venerdì 18 dicembre in una conferenza stampa per spiegare le nuove misure, sottolineando come la stretta sia il frutto della «preoccupazione» degli scienziati per la risalita della curva.
Le misure adottate sono «punto di equilibrio - ha spiegato il presidente del Consiglio - tra la stretta da mettere in campo e le deroghe necessarie, in considerazione dell'importanza sociale e ideale che le feste» di Natale hanno per gli italiani.
Conte ha parlato anche della scuola: «La pandemia ci sta insegnando, tra le lezioni, che dobbiamo mantenerci sempre pronti a intervenire. Abbiamo programmato al momento un recupero della didattica in presenza al 7 gennaio. Nel corso del Cdm c'è stata una pausa durante la quale i ministri Azzolina, Boccia, e De Micheli mi hanno informato che i tavoli presso i prefetti stanno funzionando molto bene, con sinergia. Questo ci dà maggiore fiducia per la ripresa in presenza a gennaio».
LE MISURE
Dalla vigilia di Natale l'Italia sarà dunque in zona rossa. E ci resterà fino al 27 e poi nuovamente dal 31 dicembre al 3 gennaio e dal 5 al 6 gennaio. Dieci giorni in tutto. Il 28, 29 e 30 dicembre e il 4 gennaio il paese sarà invece tutto in zona arancione: ci si potrà spostare liberamente all'interno dei Comuni e i negozi saranno aperti. Per i bar e ristoranti se ne riparla invece il 7 gennaio.
Nel provvedimento c'è anche la deroga per i piccoli Comuni: ci si potrà spostare da quelli sotto i 5mila abitanti, ma ad una distanza massima di 30 chilometri e comunque non per andare nei capoluoghi di provincia. Con l'eccezione della Campania, se Vincenzo De Luca manterrà quanto promesso annunciando un'ordinanza per vietare comunque ogni spostamento.
Da lunedì 21 dicembre per 3 giorni saranno valide le misure per le zone gialle, ad eccezione della possibilità di spostarsi tra le regioni che sarà sospesa come previsto dal Dpcm del 3 dicembre.
IL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Dopo giorni di discussioni, il governo dunque vara la nuova stretta per evitare che i pranzi e le cene delle feste facciano da detonatore per una terza ondata a gennaio e febbraio. «L'indice di riproducibilità del virus è di nuovo salito - ammonisce il Ministro della Salute, Roberto Speranza - ed è perciò necessario, per arginare la risalita dei contagi, disporre la zona rossa».
Le misure sono contenute in un decreto legge di 3 soli articoli che il Consiglio dei Ministri ha approvato dopo una lungo confronto all'interno del governo e con le Regioni. Una discussione che con l'avvicinarsi delle vacanze si è fatta sempre più tesa: all'insofferenza dell'opposizione che chiedeva all'esecutivo scelte chiare e rapide per dare agli italiani certezze il prima possibile, si è aggiunta quella della maggioranza, come ha fatto chiaramente capire il leader del Pd Nicola Zingaretti quando ha annunciato che, nel caso in cui il premier non avesse scelto la linea dura, il Lazio sarebbe andato per conto suo. «Bisogna mettere in sicurezza il Natale, la zona gialla non basta più, è inutile girare attorno al problema. Rischiamo che gennaio e febbraio possano diventare drammatici».
L'ennesima riunione dei capi delegazione è stata così molto tesa, 4 ore di discussione durante le quali Teresa Bellanova ha detto chiaramente che se è necessario un altro decreto «significa che quanto deciso finora non ha funzionato come doveva» e ha chiesto ristori al 100%. E il Cdm ha stanziato subito 400 milioni per bar e ristoranti costretti a chiudere: altre risorse arriveranno nel 2021. Alla fine ha prevalso la linea dei rigoristi, quella rappresentata fin dall'inizio dell'emergenza dai ministri Roberto Speranza, Dario Franceschini e Francesco Boccia, ribadita anche oggi da quest'ultimo alle Regioni. «Questo è tra gli inverni più bui che il nostro paese ricordi, restiamo uniti» ma le «misure restrittive hanno sempre avuto ragione». L'unica cosa che il premier Giuseppe Conte, che era con Italia Viva per un intervento molto più morbido, è riuscito a spuntare è la deroga per due commensali non conviventi, oltre ai minori di 14 anni, che potranno spostarsi anche con i divieti per raggiungere nelle abitazioni private familiari e parenti più stretti. Ma potranno farlo «una sola volta al giorno» e «verso una sola abitazione», ovviamente nella stessa regione.
LE REGIONI
E d'altronde il monitoraggio settimanale dell'Istituto superiore di sanità non lasciava spazi di manovra. «Le aumentate mobilità e l'interazione interpersonale tipica della socialità di questa stagione potrebbero determinare un aumento rilevante della trasmissione» del virus, con un «conseguente rapido aumento dei casi». Prima di chiudere tutto, l'Italia sarà però tutta gialla, almeno per un giorno: sabato scadono le ultime ordinanze di Speranza che tenevano Campania, Toscana, Valle d'Aosta e provincia di Bolzano in zona arancione e, dunque, da domenica anche in quei territori varranno le regole attualmente in vigore nel resto del paese.
Nel corso della riunione con il governo, la maggior parte dei presidenti di Regione non hanno contestato le misure. Alcuni hanno criticato la poca chiarezza, ma la maggioranza era a favore della stretta. Luca Zaia le aveva anticipate con un'ordinanza, vietando da oggi la mobilità tra i comuni del Veneto a partire dalle 14, mentre il presidente dell'Emilia e della conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini aveva annunciato già in mattinata qual era la linea dei governatori: zona rossa «alternata», quella che poi è passata. L'unico che ha espresso la sua contrarietà in modo netto è stato Giovanni Toti. «Il governo deve tener conto di tutti i numeri della pandemia. Le chiusure natalizie potrebbero costare in Liguria 200 milioni». Ma anche lui, alla fine, si è adeguato al Natale in rosso. Senza cenoni e senza festa.
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