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Castelnovo Monti 

Minacce, coltelli e metodi militari per “lavorare” i testimoni scomodi

Gianni Parrini

Le intercettazioni svelano il modo di agire di Puglia e soci. La procura: indagine a 360 gradi sull’attività del Comune di Vagli

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CASTELNOVO MONTI. «Più sono isolati e meglio è». Con queste parole intercettate dagli inquirenti lucchesi, Mario Puglia comanda a un imprenditore amico di distruggere via delle Cave, in quel momento l’unica strada di collegamento tra Vagli Sopra e Vagli Sotto (Lucca). È il solo modo per poter svolgere lavori in somma urgenza da affidare senza gara.

I soldi (della Regione Toscana) servono per la sistemazione di via del Guado, una stradina sterrata che passa nell’alveo del fiume ed è sottoposta al rischio alluvioni. Ma al tonitruante ras della Valle poco importa. Un episodio che gli inquirenti hanno raccontato ieri in conferenza stampa per minare l’immagine di un Puglia benefattore dello sperduto Comune di 800 anime. «Gli interessava il guadagno – ha spiegato la dirigente della squadra mobile Silvia Cascino –. Non si preoccupava di lasciare senza servizi gli abitanti di Vaglia Sopra, dove non c’è neanche una farmacia».

Un’indagine monstre quella presentata dal procuratore facente funzione di Lucca, Lucia Rugani: «Puglia è un soggetto che già in passato ha avuto problemi con la giustizia, ma ne è sempre uscito pulito, e di questo si è fatto vanto. Ma in questa indagine c’è una differenza di metodo e di ampiezza rispetto alle precedenti: partendo da una delle tante denunce arrivate alle forze dell’ordine si è colta l’occasione per fare una panoramica su tutta l’attività del Comune di Vagli e sui rapporti con alcuni imprese. Due in particolare: la Romei srl di Castelnovo Monti e la Pandolfo srl di Barga che – secondo gli inquirenti – avrebbero incassato bonifici effettuati dal Comune di Vagli per oltre 2,5 milioni dal 2014 al 2019.

La mole di documenti presa in esame è enorme e variegata». I numeri del resto parlano: 36 indagati, 67 enti coinvolti, 1,5 milioni in denaro e altri beni sequestrati. L’indagine coordinata in prima battuta dal sostituto procuratore Salvatore Giannino ha impegnato i carabinieri forestali di Camporgiano, il nucleo economico-finanziario del comando provinciale della Guardia di Finanza di Lucca, gli investigatori della squadra mobile, i militari della compagnia di Castelnuovo Garfagnana e ufficiali di polizia giudiziaria della procura.

Le accuse vanno dall’associazione a delinquere, alla corruzione, passando per truffa, falso ideologico, abuso d’ufficio, riciclaggio, peculato, ecc. Quello che è emerge secondo la procura è un “sistema Vagli”: Puglia ne era il promotore e si appoggiava su dei sodali la cui fedeltà era “pagata” con posti di lavoro e denaro.

Soldi ricevuti dagli imprenditori amici a cui il tre volte sindaco di Vagli affidava i lavori in somma urgenza (talvolta inventati o creati ad arte come nel caso di via delle Cave) poi pagati dalla Regione. 19 gli affidati alla ditta di Tiziano Pandolfo (di cui 17 in somma urgenza) e 7 alla ditta di Romei solo per rimanere al biennio 2018-19.

L’altro filone principale è quello delle concessioni delle cave di marmo. In tutto sono una sessantina gli episodi contestati dagli inquirenti, molti dei quali già esposti in precedenti articoli sulla vicenda.

Ciò che di nuovo è emerso ieri sono le parole e i commenti intercettati durante l’indagine che evidenziano lo sprezzo della giustizia di Puglia e compagni, nonché i loro metodi volti a ridurre al silenzio le voci di dissenso. Metodi che talvolta prevedono minacce e violenze: «Alcuni indagati parlano della necessità di avvicinare i testimoni per cominciare a “lavorarseli” – spiega il pm Giannino – In un altro caso due interlocutori fanno riferimento alla possibilità di intimidire un ufficiale di polizia giudiziaria con un coltello. Si parla anche di operazioni da condurre con “metodi militari”. L’apertura delle indagini non li ha fermati: i microfoni ambientali hanno permesso di ascoltare il personale dell’ufficio tecnico che si dà un gran da fare per distruggere documenti compromettenti infilandoli in un tritacarte».

Sono 36 le persone indagate dalla procura di Lucca. Di queste, cinque sono agli arresti domiciliari: si tratta di Mario Puglia, Giorgio Turba, uno dei più importanti impresari del marmo della Toscana; Roberto Romei, responsabile dell’impresa di edilizia civile e industriale di Castelnovo Monti; Tiziano Pandolfo di Barga, titolare di un’impresa edile; Marco Bertoncini di Castelnuovo Garfagnana, geometra del comune di Vagli. 63 gli enti coinvolti. Le società di Pandolfo e Romei in 5 anni hanno ricevuto dal Comune di Vagli bonifici per oltre 2,5 milioni di euro. —

Gianni Parrini

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