Una coppia di anziani smaschera i truffatori: «Sono scappati e anche di corsa»
Reggio Emilia, un finto funzionario di Hera messo in fuga insieme a un complice travestito da poliziotto municipale
REGGIO EMILIA. «Quando quei malviventi hanno pronunciato la parola cassaforte (che noi non possediamo), io e mio marito abbiamo mangiato la foglia. È bastato dire che avremmo chiamato la polizia per farli scappare come lepri».
Così una reggiana di 70 anni ci ha raccontato come insieme al coniuge 75enne sia riuscita a smascherare degli ingegnosi truffatori presentatisi a casa sua, in un periodo, quello natalizio, dove si registra un forte incremento dell’azione dei malintenzionati, nella convinzione che le famiglie abbiano accumulato contanti per i regali a figli e nipoti.
La tentata truffa risale a ieri mattina. La coppia presa di mira abita a Codemondo, in una villetta singola al piano rialzato. Sono le 11 quando a suonare il campanello è un uomo che si qualifica come tecnico di Hera e dice di dovere leggere il contatore del gas. «Era alto, magro, con accento meridionale – racconta la donna –. Aveva un tesserino, ma dal balcone non l’ho visto bene: mi sono limitata ad allungare le chiavi del contatore posto sul retro, capita che i veri tecnici vengano a domicilio».
A questo punto l’uomo gira l’angolo della casa per tornare dopo un minuto dicendo di aver sentito vicino ai contatori un odore strano. «C’è un gas tossico – dice il finto tecnico alla signora –, per favore apra l’acqua e provi anche lei a sentire. Ci sono stati scavi qui vicino e si sono verificate delle infiltrazioni tra l’acqua e il gas».
«Io – prosegue il racconto della donna – ho aperto l’acqua e in effetti ho percepito un odore maleodorante: questo è un particolare che ancora non mi spiego, un mistero, non so se possano aver spruzzato qualcosa». Il presunto tecnico ha poi rincarato la dose ordinando di staccare tutti gli elettrodomestici perché c’era pericolo di scoppio delle tubature.
«Allora qui ci sono le tubature contaminate, aspetti che chiamo rinforzi», avrebbe poi detto il finto tecnico che aveva in mano una sorta di lettore elettronico e al collo una radio trasmittente. «Con il vivavoce il tecnico finge di chiamare la polizia municipale – continua la donna – e dopo un secondo arriva un altro sconosciuto: berretto blu con visiera bianca, giacca blu con righe fosforescenti bianche, senza alcuno stemma, non indossava nemmeno la mascherina. I due hanno chiesto di entrare per controllare e si sono infilati su per la scala, fermandosi all’ingresso, dove io ho detto loro di restare perché mi ero già insospettita. Addirittura (l’ho scoperto in seguito) il finto vigile urbano mi ha spostato il mobiletto del telefono. Io ho insistito: se c’era un problema, ci avremmo pensato noi. Quando tramite quel cicalino del finto tecnico si è udito una terza persona dire “non riesco a controllare perché c’è qualcosa che mi impedisce di vedere dentro le tubature, qualcosa tipo una cassetta metallica o una cassaforte con delle monete”, abbiamo realizzato che si trattava di una sceneggiata. Al mio invito insistente di andarsene quelli rimanevano lì, così mio marito è intervenuto dicendo che chiamava la polizia». «Chiami chi vuole», hanno replicato i malintenzionati, che però sono subito scappati di corsa.
«Il finto vigile – ricorda la donna – è stato talmente veloce che non l’ho visto sparire, l’altro brontolando (“io sono un tecnico, se vi salta per aria la casa ve ne accorgerete, a un vostro vicino è già accaduto”) e sbattendo porta e cancello se n’è andato a passo svelto in direzione della città».
Quando la polizia è arrivata sul posto, marito e moglie erano ancora agitati. Poi sono andati a controllare il contatore.
«Non l’hanno nemmeno toccato, c’erano le ragnatele. E quando abbiamo chiamato Hera, ha negato di aver inviato tecnici. Era una truffa in piena regola. È andata bene perché siamo riusciti a farli desistere, ma le assicuro che non è stato piacevole, non ho mangiato dal nervosismo. E ora ho paura. Ho voluto raccontare l’accaduto per evitare che capiti ad altri. Io ho sempre pensato che non bisogna aprire la porta a nessuno, ora ne sono ancora più convinta». —
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