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Morì travolto da un silos, cinque imputati

Ambra Prati
Morì travolto da un silos, cinque imputati

L’ex presidente e quattro dipendenti Iren Ambiente alla sbarra per l’infortunio costato la vita al 42enne operaio Silvio Sotgiu

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Gravi inadempienze a più livelli, dal vertice aziendale all’organizzazione del lavoro, fino alla manutenzione di quello specifico impianto. È il quadro probatorio tracciato dalla pm Giulia Stignani a proposito dell’infortunio mortale accaduto il 9 ottobre 2018 nel centro raccolta rifiuti Iren di via dei Gonzaga. L’accusa ha chiesto il rinvio a giudizio per cinque persone, tutti di Iren Ambiente, accusati per il reato di omicidio colposo in concorso. Quel giorno nell’esplosione di un silos perse la vita Silvio Sotgiu, 42enne operaio specializzato di origini sarde, residente a Cadelbosco Sopra, che si trovava su un cestello a 5-6 metri d’altezza per eseguire lavori di manutenzione del serbatoio, in teoria vuoto; dallo scoppio uscì miracolosamente illeso un altro collega, Gianni Desole, che si trovava ai piedi della gru.

Sotgiu era dipendente di una ditta in subappalto, la Sovertec Srl di Genova, facente parte del consorzio Mti di Milano, alla quale l’azienda manutentiva reggiana Pellicciari Srl ricorreva nei periodi di picco di lavoro. Una morte bianca che ha fatto scalpore, provocando uno sciopero unitario delle tre sigle sindacali contro il sistema dei subappalti. Al termine di un’indagine che si è avvalsa di diverse perizie, la pm è arrivato alla conclusione che a provocare quell’esplosione fu la presenza di metano nel serbatoio: il gas, che non avrebbe dovuto esserci, fece saltare via la copertura metallica insieme all’operaio, deceduto per la caduta. Questo aspetto, unito ad altri elementi, ha fatto ritenere all’accusa di aver ravvisato mancanze multiple e “di filiera”. Da qui la presenza alla sbarra – inusuale per la tipologia di reato – di cinque imputati: il presidente dell’epoca Roberto Paterlini, 57 anni (difeso dall’avvocato Paolo Moretti di Parma), due sottoposti alla sicurezza di 53 anni (difeso dall’avvocato Paolo Fiori di Piacenza) e di 62 anni (difeso dall’avvocato Luigi De Giorgi di Parma) e due responsabili di quell’impianto specifico, un 58enne ed un 34enne reggiani (difesi dall’avvocato Alessandro Nizzoli).

Ieri in tribunale tutti e cinque sono comparsi davanti al Gip Dario De Luca, che ha sottoposto ad esame l’ex presidente e il 57enne; entrambi, tramite i legali, intendono optare per l’abbreviato. L’altro responsabile della sicurezza ha proposto un patteggiamento, mentre i reggiani sceglieranno il rito ordinario. «I miei assistiti vogliono dimostrare la loro assoluta estraneità, a nostro avviso i profili di colpa sono diversi», commenta l’avvocato Nizzoli. Sui diversi orientamenti degli imputati il Gip deciderà il primo aprile 2021. A parte la compagna della vittima e il collega sopravvissuto, i familiari presenti ieri in tribunale hanno raggiunto un accordo extragiudiziale di indennizzo. —

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