Una cinquantina gli emarginati che ora vivono fra i capannoni
reggio emilia. Il primo passo per liberare le Reggiane è capire con esattezza quanti e chi le abita in questo momento. Un compito non facile, visto il via vai di senzatetto e spacciatori piuttosto frequente, ma la base di partenza c’è già.
A spiegarlo, ieri mattina, è stato l’assessore al Welfare di Reggio Emilia, Daniele Marchi, da poco guarito definitivamente dal Coronavirus: «Le presenze all’interno dei capannoni sono variabili e dinamiche, attualmente siano fra le 40 e le 50 persone. Un numero più basso rispetto alla fase estiva e al periodo di lockdown, quando l’obbligo di restare in casa è stato interpretato, da parte di chi una casa non ce l’aveva, in modo diciamo particolare».
Queste diverse decine di occupanti hanno però, tutti o quasi tutti, un volto e un nome. «Sappiamo chi sono – prosegue Marchi – in che condizione giuridica si trovano e abbiamo già programmato l’entità delle risorse da mettere in campo sul profilo dei percorsi di accoglienza. Andrà costruita assieme a loro l’adesione a questo progetto, sapendo che le tempistiche vogliamo che siano serrate: l’obiettivo è evitare che passino un altro inverno dentro le Reggiane». A questo progetto concorrerà in modo attivo anche la partecipata Stu Reggiane, che ha già seguito e sta seguendo lo sviluppo dell’adiacente Tecnopolo.
«Il nostro compito – chiarisce l’amministratore di Stu, Luca Torri – è quello di valorizzare l’area e lo dobbiamo fare non solo con le imprese ma anche con l’impegno a ridare alla città zone che le erano state sottratte dopo la crisi delle Officine. Abbiamo sempre cercato di supportare tutte le iniziative fatte dal Comune e da tutte le forze in campo ma la situazione va tenuta in equilibrio: siamo in una fase di transizione, da un parte abbiamo un luogo votato all’innovazione e dall’altra situazioni di degrado che speriamo di risolvere con questo protocollo».
Il lavoro di Stu sarà quindi quello «di svolgere attività come la chiusura completa di tutti i capannoni per renderli sicuri. In questo senso abbiamo già chiuso tre strutture in modo definitivo e siamo già pronti per gli altri, abbiamo già preventivato il tutto». Sui chi dovrà pagare, invece, la questione è ancora aperta: «Tutta l’area attualmente dismessa – specifica ancora Marchi – è di proprietà privata e per la messa in sicurezza si procederà come giù fatto in passato, ovvero con le ordinanze. Se poi il proprietario sarà inadempiente, a quel punto interverrà Stu che poi si rivarrà sul privato in altri ambiti, come ad esempio sul prezzo di acquisto dei capannoni».
Da non dimenticare, infine, il ruolo fondamentale dell’Ausl da un punto di vista sanitario: «Seguiamo questo progetto con molta convinzione – ha sottolineato la direttrice dell’Azienda sanitaria, Cristina Marchesi – per arrivare a un obiettivo molto ambizioso. Ma credo che Reggio sia il posto giusto per raggiungerlo». —
L. G.
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