Nell’erboristeria vendeva farmaci tra cui la pillola del giorno dopo
Denunciato per esercizio abusivo della professione medica e vendita di medicinali a uso umano senza autorizzazione
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. Dalla pillola del giorno dopo all’antibatterico per le infezioni urinarie passando per antistaminici, psicofarmaci, antinfiammatori e regolatori cardiaci.
C’era di tutto tra i farmaci che un’erboristeria del centro storico cittadino esponeva sugli scaffali per la vendita, destinata – è l’ipotesi inquietante – ai connazionali cinesi, tra cui giovani donne, senza alcun controllo medico. Ma nell’erboristeria sui generis si rifornivano anche parecchi clienti reggiani, probabilmente ignari di quanto stavano comprando.
A scoprirlo sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale (Nipef) dei carabinieri forestali di Reggio Emilia che, insieme ai colleghi del Nucleo Cites di Modena, hanno denunciato il titolare dell’erboristeria, un 60enne cinese residente a Rubiera.
L’esercente ora dovrà rispondere di due accuse pesanti: esercizio abusivo della professione di medico farmacista e immissione in commercio di medicinali a uso umano senza la prevista autorizzazione. Secondo il codice penale l’immissione in commercio senza autorizzazione prevede l’arresto fino a un anno e un’ammenda da 2mila a 10mila euro, mentre l’esercizio abusivo della professione è punibile con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e una multa da 10mila a 50mila euro.
È accaduto venerdì pomeriggio, quando sei carabinieri in borghese (quattro reggiani e due modenesi) si sono presentati nell’erboristeria, situata all’interno dell’esagono cittadino, per un’ispezione amministrativa di routine. Difatti la competenza del Cites, che ha chiesto supporto ai colleghi reggiani, riguarda soprattutto i prodotti, importati dai Paesi extracomunitari, rientranti nella disciplina della Convenzione di Washington sul commercio internazionale di specie di fauna e flora minacciate di estinzione.
L’obiettivo dei militari era appurare che i prodotti dell’erboristeria non derivassero da specie protette, come il pangolino o le ossa di tigre: invece sono saltati fuori medicinali, con scritte in cinese, destinati al consumo umano. Una quarantina di confezioni di farmaci veri e propri, tra i quali l’inquietante pillola del giorno dopo, che evidentemente l’erborista vendeva senza alcun controllo.
«Di solito in queste ispezioni troviamo per lo più medicinali veterinari. Questa è la prima volta che scopriamo dei farmaci a uso umano», spiega il maresciallo Fabio Gangemi, comandante del Nucleo investigativo della Forestale. «Il primo problema è stato tradurre le scritte in cinese, posto che senza dubbio si trattava di farmaci. Destinati a chi? Sicuramente alla comunità cinese, ma abbiamo visto accedere al negozio anche dei cittadini reggiani. È preoccupante una disponibilità così disinvolta di farmaci. La pillola del giorno dopo, che è un farmaco abortivo, al pari di altri prodotti farmaceutici dev’essere prescritta da un dottore. C’è un notevole rischio a rifornirsi di medicine di questo tipo attraverso un circuito non legale. Non abbiamo trovato alcun documento che spiegasse cosa contengano questi farmaci. Ricordiamo che in Italia non solo serve agli acquirenti la prescrizione di un medico iscritto all’albo, ma i medicinali in vendita devono avere anche l’autorizzazione per il commercio rilasciata dal ministero della Sanità».
Il prossimo passo, per la Forestale, sarà l’analisi di fiale e pillole, per stabilire esattamente il contenuto dei preparati e la corrispondenza tra quest’ultimo e le indicazioni terapeutiche riportate. «Si tratta di un sequestro probatorio, che dovrà essere convalidato dal pm di turno Piera Giannusa – conclude il maresciallo Gangemi – Dopo le analisi, se non sussiste una necessità giudiziaria, il materiale sarà distrutto». —
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