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GUASTALLA 

Omaggio al martirio di Filippini fucilato dai fascisti 76 anni fa

M.P.
Omaggio al martirio di Filippini fucilato dai fascisti 76 anni fa

Davanti alla statua di Frantòn, ai piedi della quale venne ucciso, hanno presenziato la sindaca, delegati dell’Anpi e Giovanardi del Comune di Luzzara

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GUASTALLA. Un momento di raccoglimento e l’omaggio alla memoria di Franco Filippini, morto trucidato a soli 19 anni per mano dei fascisti. In occasione del 76esimo anniversario della fucilazione da parte dei fascisti di Filippini, giovedì mattina la sindaca Camilla Verona, il consigliere Vanni Giovanardi del Comune di Luzzara; Claudio Malaguti, presidente Anpi della sezione di Guastalla; un rappresentante dell’Anpi di Luzzara hanno presenziato sotto la statua di Frantòn (Ferrante Gonzaga), davanti alla lapide che ricorda il martirio del giovane partigiano.

Franco Filippini, dopo l’8 settembre del 1943, aderì all’attività partigiana operando nella 77esima Brigata Sap “Fratelli Manfredi”, svolgendo azioni di propaganda e sabotaggio.

Il 16 dicembre 1944 venne arrestato a Luzzara da un gruppo della X Mas (appartenente alla marina militare della Repubblica sociale italiana) assieme al fratello Erminio e a Marzio Fornasari.

Trasportato al comando della brigata nera di Guastalla, venne interrogato e ferocemente torturato; trascorse la notte prima dell’esecuzione assieme ai suoi compagni. Il fratello di Franco, Erminio, fu condotto nelle carceri di Parma e poi a Verona, e in seguito nel campo di raccolta di Bolzano, dove, in attesa della deportazione a Mauthausen, venne infine liberato. Durante il trasporto dei prigionieri nel luogo dell’esecuzione, complice la nebbia e la distrazione dei brigatisti neri, Marzio Fornasari riuscì a fuggire e a mettersi in salvo, mentre Franco, stremato dalle torture subite, venne condotto sul retro della statua di Ferrante Gonzaga in piazza Mazzini è lì, senza pietà, fucilato.

Il marmo della statua reca ancora vivide le scheggiature recate dalle raffiche di mitra, a memoria del martirio.

Il corpo venne lasciato per molte ore ai piedi del monumento, esposto alla vista e come monito ai cittadini. Franco fu trucidato per “dare un esempio”, così pensavano i militi della brigata nera, a chi non condivideva il fascismo e si impegnava nella Resistenza. —

M.P.

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