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Violenza di genere 

«Quando le vittime sono chiamate a testimoniare serve un supporto»

«Quando le vittime sono chiamate a testimoniare serve un supporto»

Papaleo, segretaria Cisl, parte dal recente caso reggiano della barista spinta contro un’affettatrice dal suo fidanzato 

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REGGIO EMILIA. La violenza sulle donne non si ferma. E i casi continuano a essere in aumento. Rosamaria Papaleo, segretaria Cisl Emilia Centrale, interviene sulla scia di quanto accaduto giovedì sera in un bar cittadino: la barista, dopo la chiusura delle 18, si trovava all’interno del bar con il fidanzato che, al culmine di un litigio, l’ha spinta contro l’affettatrice deturpandole il viso e rendendo necessario il ricovero della donna al Santa Maria Nuova. «Il fatto che la vittima di violenza sia ascoltata dal giudice entro tre giorni, in un momento in cui è ancora sotto shock per l’accaduto, è un tempo troppo breve che non ha mai convinto la Cisl», questo il giudizio espresso da Rosamaria Papaleo. Che prosegue: «La donna, con grande coraggio ha trovato la forza di denunciare questo fatto, purtroppo reiterato. La denuncia ha fatto scattare il codice rosso, pertanto saranno attivate le misure cautelari di prevenzione e protezione della persona offesa e la stessa sarà ascoltata entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato. Chiediamo di dare più tempo alle vittime, per esprimere la propria testimonianza anche con un supporto psicologico. Ad ogni buon conto auspichiamo che ciò non accada, che sia fatta giustizia e che tutte le donne che vivono lo stesso dramma trovino la forza di ribellarsi attraverso la denuncia e di non sottovalutare i cosiddetti eventi sentinella».

Proprio in queste ore la ministra per le pari opportunità, Elena Bonetti, ha risposto alle sollecitazioni della Cisl sul tema, partendo dalla considerazione che quello della violenza di genere «è purtroppo un fenomeno drammaticamente trasversale, che interessa tutte le età e diversi background socio-economici. L’ultimo report Istat rileva che il titolo di studio di chi agisce con violenza è medio-alto, il 65,8% ha il diploma o la laurea».

Proprio in questo anno terribile «la pandemia non ha arrestato la violenza contro le donne – ha risposto la ministra alla Cisl –. Nel lockdown sono diminuiti tutti gli altri reati, ma non i femminicidi. Un dato costante negli anni è che la violenza denunciata al telefono è per lo più di tipo fisico e psicologico. Nel 2020 le segnalazioni per violenza fisica sono aumentate raggiungendo il 52%, mentre sono diminuite le vittime che hanno riportato violenza psicologica. L’ultimo report Istat sul 2020 rileva la presenza di una quota maggiore di violenze che non hanno una storia pregressa, e questo fa riflettere sulle violenze nate nella fase della pandemia. Come ha detto il presidente Mattarella, siamo davanti a un’emergenza pubblica».

La segretaria della Cisl ha quindi chiesto alla ministra Bonetti come si sia attivato il Governo in questo anno particolare. «Per molte vittime di violenza – questa la risposta – la casa non è un luogo sicuro. Per loro, l’appello a restare a casa durante il lockdown avrebbe significato ancora più violenze. Abbiamo subito riattivato la campagna di comunicazione istituzionale “Libera puoi” e promosso il numero e la app 1522 per dire alle donne a casa che potevano e possono sempre chiedere aiuto e salvarsi dalla violenza, che c’è una rete pronta ad accogliere loro e i loro figli. In quest’ottica abbiamo attivato un bando a sportello da 5,5 milioni di euro per interventi urgenti di adeguamento alle norme anti-Covid nei centri antiviolenza e case rifugio. Abbiamo firmato un protocollo d’intesa con l’Ordine dei farmacisti, Federfarma e Assofarm e attivato una collaborazione con Poste italiane, entrambi per potenziare l’informazione sul 1522. Abbiamo velocizzato le procedure perché anche senza programmazione le Regioni ricevessero subito i 30 milioni ripartiti per il 2019, e negli scorsi giorni la Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera al riparto di 28 milioni di euro da destinare ai centri antiviolenza, alle case rifugio e alle iniziative regionali».

E ancora: «Ho firmato il decreto il 13 novembre ed è alla Corte dei Conti. Abbiamo attivato i tavoli su lavoro e formazione nella consapevolezza che quella economica è la prima forma di violenza che impedisce alle donne di salvarsi dai loro aguzzini. Lavoro e indipendenza economica sono fondamentali per permettere alle vittime di rifarsi una vita, per loro stesse e per i loro figli. In questa stessa direzione vanno il Microcredito di libertà per le donne vittime di violenza, che parte con un fondo di 3 milioni, frutto di un protocollo con Federcasse, Abi, Caritas Italiana ed Ente nazionale del Microcredito, e il reddito di libertà con altri 3 milioni». —

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