Regione, Elly Schlein sui minori in carcere «Trovare soluzioni»
REGGIO EMILIA. La Regione dice no ai bambini in carcere. In Assemblea regionale Federico Amico, presidente della Commissione Parità e Diritti, ha sottoposto ieri alla vicepresidente della Regione Elly Schlein l’interrogazione a risposta immediata sulla reclusione nei penitenziari di madri con bambini e sulla necessità di «sollecitare il Governo a stanziare risorse e definire procedure che impediscano una volta per tutte questo scempio costituzionale». Una richiesta che arriva dopo l’informativa del garante regionale dei detenuti che, proprio la settimana scorsa, aveva portato il caso all’attenzione della Commissione.
Nella risposta, la vicepresidente Schlein ha condiviso «pienamente il principio secondo cui i bambini non debbano in alcun modo stare in carcere» e ha confermato l’intenzione della Regione di farsi parte attiva presso il Governo affinché intervenga una modifica normativa che individui chiaramente competenze e ruoli dei diversi soggetti coinvolti e stanzi le risorse necessarie».
«Quello dei bambini galeotti è un fenomeno gravissimo ed estremamente delicato – ha spiegato Amico. – Li chiama così, con amore e con rabbia, Luigi Manconi, professore, ex senatore e presidente dell’associazione “A buon diritto”, sottolineando l’assurdità di favorire la riabilitazione di un adulto mentre si impone il danno esistenziale alla crescita di un bambino». Si tratta di bimbi in tenerissima età, costretti a vivere e crescere in carcere insieme alle proprie madri. A fine novembre erano 31 le detenute con prole nel circuito penitenziario nazionale, con 34 figli a carico. Lo scorso febbraio si è registrato un picco di 54 madri con 59 bambini.
«Un dramma che, anche se in questo preciso momento non vi sono bambini reclusi – sottolinea Amico – coinvolge anche l’Emilia: 11 bimbi dall’inizio dell’anno sono stati rinchiusi insieme alle proprie mamme nei penitenziari di Bologna e Forlì, per periodi che hanno superato anche i 30 giorni, e si è registrata la reclusione di una donna in gravidanza. Nel 2019 si è arrivati in un caso a una permanenza di 10 mesi». Schlein ha aggiunto che «la Regione sta collaborando con le istituzioni competenti, per facilitare il più possibile soluzioni. —
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