«Dedicava tutto se stesso ai malati e a questo lavoro»
reggio emilia. C’era chi «lo chiamava “Caro, caro”, perché così lui si rivolgeva ai suoi pazienti per tranquillizzarli». Così Lorenzo Vigarani, da 20 anni infermiere del 118, ricorda Filippo Fard, il medico 63enne deceduto di Covid.
Gli occhi di Lorenzo sono lucidi mentre parla di Filippo, studia le parole per riuscire a dipingerne la professionalità e la passione: «Quando lo vedevi con i pazienti capivi subito che era uno buono, che dedicava tutto se stesso ai malati. Aveva una grande empatia che gli permetteva di comprendere il dolore di chi aveva di fronte. Dialogava con i pazienti, facendoli sentire a loro agio. Quando si sceglie di diventare medici si recita il giuramento di Ippocrate: lui ne incarnava lo spirito».
Il desiderio di curare il prossimo lo spingeva ben oltre i suoi doveri: «Spesso era lui che di fronte a un caso dubbio diceva “andiamo a vedere” – prosegue l’amico – non si tirava mai indietro, era il primo a salire sui mezzi per partire e recarsi sull’emergenza. E da quando è scoppiato il Covid non è stato da meno. Si sarebbe anche strappato la mascherina pur di trattare un paziente nel miglior modo possibile. Questo era Filippo». Oltre al dolore di tutto il personale del 118, affiora però anche il rancore: «I negazionisti non possono avere spazio – prosegue Vigarani – proviamo rabbia nei confronti di chi dice che questa malattia non esiste. Filippo era un uomo sano. Un ciclista amatore, tanto che nei mesi più caldi veniva a lavorare da Reggio in bicicletta. Il Covid uccide anche chi gode di buona salute».
E uccide anche chi mette a repentaglio la propria vita per aiutare gli altri: «Al prossimo raduno di negazionisti in piazza, andremo noi con le divise a contromanifestare», dice qualcuno. «Perdiamo un amico», aggiunge Augusto Generali, medico del 118. «Non aveva alcun problema, anzi a volte correvamo insieme».
Generali ripercorre poi l’ultimo mese di vita di Fard: «Ha passato tutti gli stadi possibili e immaginabili della malattia. Più di un mese di sofferenza. I nostri colleghi del reparto di Rianimazione dell’ospedale di Baggiovara si sono prodigati anche più dell’impossibile, ma purtroppo non ce l’ha fatta. Rimane una ferita enorme e non so quanto tempo servirà per rimarginarsi».
Il lutto è accompagnato dall’incredulità: «Siamo attoniti, è incomprensibile. Era giovane, ma il Covid gli ha tolto la vita. Ci mandava messaggi fino al 16 novembre, poi è stato intubato e sedato». —
Gi. B.
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