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L’avvocatessa Preite sbatte la porta «La presidente decide tutto da sola»

Ambra Prati
L’avvocatessa Preite sbatte la porta «La presidente decide tutto da sola»

Nel giorno dell’audizione del procuratore capo Mescolini, scoppia la bufera anche nell’Ordine degli avvocati

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Un clima non proprio natalizio, quello creatosi in seno all’Ordine degli avvocati di Reggio Emilia.

A far deflagrare il malumore sono state le dimissioni dell’avvocatessa Francesca Preite – che nell’organo di quindici componenti ricopriva il ruolo di responsabile della Prevenzione, Corruzione e Trasparenza già dalla precedente consigliatura – in aperto contrasto con l’operato della presidente Celestina Tinelli, che viene criticata per l’eccessivo decisionismo e per una scarsa condivisione con i colleghi su questioni istituzionali delicate e di primaria importanza come, tra l’altro, la presunta incompatibilità ambientale del procuratore capo di Reggio Emilia, Marco Mescolini.

In realtà le dimissioni di Francesca Preite risalgono al 3 novembre scorso, ma il suo adieu (e il nominativo del nuovo consigliere, l’avvocato civilista Fabio Martinelli) è stato comunicato via mail agli iscritti con oltre un mese di ritardo.

Nella lettera di dimissioni Preite ha scritto di «rinunziare con effetto immediato all’incarico di consigliere dell’Ordine degli avvocati per persistenti e insanabili contrasti con la presidente, che non mi consentono di svolgere serenamente il mio ruolo. Le dimissioni sono da intendersi riferite al ruolo di responsabile Prevenzione, Corruzione e Trasparenza, al ruolo ricoperto in tutte le commissioni interne e al ruolo di componente del Direttivo Camera Arbitrale».

La notizia che l’avvocatessa Preite ha abbandonato gli incarichi, sbattendo la porta, ha tenuto banco nella lunga seduta del Consiglio svoltasi lunedì scorso, proprio il giorno precedente l’audizione – calendarizzata per ieri davanti al Csm – del procuratore Marco Mescolini, ascoltato nell’ambito del procedimento disciplinare per incompatibilità ambientale in seguito alla fronda di quattro pm su nove.

Alla radice delle dimissioni di Preite – annunciate un mese prima – non c’è l’audizione sostenuta dalla presidente Tinelli il primo dicembre scorso davanti al Csm e che i colleghi hanno appreso dai giornali, proprio sul dottor Mescolini, ma il fatto è emblematico. «Sottolineo che la mia scelta risale al 3 novembre scorso, una data precedente alla problematica delle audizioni – commenta Francesca Preite – Il motivo è che ho ritenuto che la presidente avesse svuotato il consiglio della sua funzione decisionale. L’Ordine degli avvocati decide e si esprime tramite decisioni collegiali del consiglio: sono previsti in capo al presidente unicamente poteri rappresentativi – aggiunge –. Le mie motivazioni sono più ampie e sono inerenti al rapporto della presidente con il consiglio, nonché altre questioni sulla governance dell’ente».

Pungolata, Preite si rifiuta di entrare nel merito («siamo tenuti al segreto d’ufficio»), però sarebbero diversi gli episodi che non sono piaciuti da quando è diventata presidente Celestina Tinelli, nel gennaio 2019, «tra l’altro anche con il mio voto», sottolinea l’ex consigliere.

Sarebbero diverse, quindi, le questioni gestite in proprio dalla presidente e condivise solo a cose fatte con i colleghi, senza una condivisione di atti e una riflessione collettiva su temi scottanti, che avrebbero richiesto un’approfondita discussione. Come appunto l’audizione davanti al Csm, che è tenuto a ricostruire i rapporti tra Pg e tutte le istituzioni coinvolte, compresa l’avvocatura. «In questo quadro è compatibile che, successivamente alle mie dimissioni, la presidente non si sia rapportata con il consiglio sul caso Mescolini», affonda Preite. —

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