La macchina “mangia-odori” di nuovo attiva alla Rondine
Rubiera, il guasto all’impianto che elimina i miasmi del ciclo produttivo è stato riparato. Cavallaro: «Intervento in tempi strettissimi»
RUBIERA. È stato risolto il guasto al macchinario “mangia-odori” della ceramica Rondine-Italcer di Rubiera.
Lunedì scorso i gestori dell’azienda hanno informato il sindaco Emanuele Cavallaro che il problema verificatosi la scorsa settimana nell’impianto di postcombustione, installato da oltre un anno per ridurre i cattivi odori generati dal ciclo produttivo con la stampa digitale. «Il guasto al postcombustore è stato risolto dai tecnici specializzati della ditta produttrice. Il macchinario “brucia-odori” è quindi di nuovo perfettamente in funzione. Si è trattato di un guasto piuttosto serio, risolto però in cinque giorni, weekend compreso, un tempo record per un intervento di questo tipo. Credo che il fatto di aver avvertito,prima e dopo, sia un ottimo elemento di trasparenza, da parte dell'azienda», annuncia Cavallaro.
Al momento dell’intoppo, la ceramica aveva subito avvisato l’amministrazione comunale, così che anche la popolazione potesse essere informata. Anche l’Agenzia regionale per l’ambiente si era attivata, ed aveva verificato che il malfunzionamento riguardava solo la questione olfattiva: i camini filtranti non hanno presentato sofferenze senza impatto sulle emissioni e quindi sull’inquinamento.
Il postcombustore è un costosissimo macchinario utilizzato da decenni negli impianti per la lavorazione del pellame, in grado, sino ad ora, di ridurre quasi completamente l’annoso problema degli odori. In particolare, come in altri stabilimenti anche nel reggiano dove è stata introdotta la stessa soluzione, sono le nuove modalità di stampa digitale delle piastrelle a creare disagi, generando nella fase conclusiva dei miasmi intensi. Questi odori così aspri per diversi anni hanno disturbato i residenti della zona a sud del tratto rubierese della via Emilia, dove la Rondine ha sede da decenni. Nel 2019 la ceramica è stata acquisita dal gruppo internazionale Italcer, che ha investito ben oltre il milione di euro, per risolvere il problema.
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