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Aemilia, l’Appello bis assolve Pagliani «È soltanto la fine di un’ingiustizia»

Evaristo Sparvieri
Aemilia, l’Appello bis assolve Pagliani «È soltanto la fine di un’ingiustizia»

L’ex capogruppo Pdl: «Ho perso quasi sei anni della mia vita per dimostrare la mia innocenza. Non tornerò in politica»

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Evaristo Sparvieri

REGGIO EMILIA. «È solo la fine di un’ingiustizia. Ho perso cinque anni e undici mesi della mia vita. Non tornerò in politica». È soddisfatto. Ma non può nascondere quanto la lunga battaglia giudiziaria lo abbia provato. Assolto per non aver commesso il fatto. È con questa formula che Giuseppe Pagliani, avvocato ed ex capogruppo del Pdl in Comune e in Provincia a Reggio Emilia, è stato assolto nell’Appello bis del rito abbreviato di Aemilia. La Corte d’Appello di Bologna ha letto la sentenza alle 16.35, dopo essersi riunita in camera di consiglio intorno alle 13. Pagliani – presente in aula in mattinata – ha atteso poi nel pomeriggio la sentenza nel suo studio di Arceto, dove è stato subito raggiunto da una raffica di telefonate di congratulazioni.

«Fra un mese sarebbero stati sei anni, un periodo fondamentale della vita di un persona. Un periodo speso per raccogliere documentazione che attestava un’innocenza palese sin dal primo momento», afferma l’avvocato scandianese ripercorrendo l’intera vicenda giudiziaria che lo ha visto coinvolto.

LE TAPPE

Pagliani venne arrestato nel corso del maxi blitz del 28 gennaio 2015, quando durante l’operazione Aemilia furono 117 le persone finite in manette. Per lui, astro nascente del centrodestra reggiano, l’accusa era concorso esterno in associazione mafiosa, perché considerato dalla Dda la pedina-chiave della strategia ’ndranghetista contro Antonella De Miro (allora prefetto di Reggio Emilia, impegnata nella lotta al clan a suon di interdittive antimafia), in cambio di voti dalla cosca. Assolto in primo grado dal gup, l’avvocato di Arceto – che non ha mai smesso di proclamare la propria innocenza – venne poi condannato in Appello a quattro anni.

Ma il 24 ottobre 2018 la Cassazione ha rimandato indietro il processo, disponendo di riascoltare otto testimoni e rimarcando in sentenza che «l’ipotesi di accusa era stata validata ma senza ottemperare all’obbligo di riassunzione delle prove dichiarative». Fra i testimoni ascoltati nell’Appello Bis, anche la stessa ex prefetto De Miro, quattro avvocati (Liborio Cataliotti, Antonio Sarzi Amadè, Caterina Arcuri e Cristian Immovilli), l’ingegnere Salvatore Salerno e Filippo Berselli (ex parlamentare di Alleanza nazionale). Nel corso dell’Appello Bis, sono state approfondite alcune vicende come un incontro nell’ufficio dei Sarcone e la cena dei sospetti del 21 marzo 2012 al ristorante “Antichi sapori” – alla quale partecipò lo stesso Pagliani – con il dibattito e le dinamiche successive a quel conviviale in odore di ’ndrangheta.

Per Pagliani l’accusa aveva chiesto la conferma dei quattro anni nel primo Appello.

LA GIUSTIZIA

«Della giustizia in una prima fase mi sono fidato – spiega ora Pagliani – il Riesame e il primo grado riconobbero la mia estraneità totale. Poi arrivò un giudizio in Appello, cassato dalla Cassazione, che mi riconosceva livelli di colpevolezza in una vicenda in cui la mia colpevolezza era zero. Tornati in Appello, è emerso quello che palesemente potevano rappresentare le prove e le carte di questo procedimento, cioè una totale mia estraneità».

IN AULA

L’udienza ieri a Bologna è cominciata alle 9.30, nell’Aula Bachelet, prendendo il via dagli ultimi interventi difensivi del collegio dei legali di Pagliani – composto dagli avvocati Alessandro Sivelli, Roberto Borgogno e Giovanni Tarquini – cui è seguita una replica di circa 15 minuti dell’accusa, rappresentata dalla pm della Dda, Beatrice Ronchi, e da Lucia Musti della Procura Generale, che ha rappresentato l’accusa anche nell’appello del rito ordinario del maxiprocesso, giunto a sentenza il 17 dicembre.

Una replica che i legali di Pagliani definiscono «inaspettata»: «Una memoria che abbiamo visto all’ultimo minuto», spiega Sivelli, alla quale il collegio difensivo di Pagliani ha deciso di non controreplicare, giudicando «infondate» le argomentazioni: «Siamo molto soddisfatti. Per Pagliani si tratta del terzo proscioglimento, compreso il Riesame – aggiunge Sivelli – La tesi del “Pagliani non poteva non sapere” è stata distrutta dalla rinnovazione di istruttoria. Avevamo scelto l’abbreviato per toglierci subito di mezzo questa storia. E in ogni passaggio dibattimentale Pagliani è stato assolto. Sentendo otto testi nell’Appello bis, è diventato evidente dalle loro dichiarazioni che Pagliani non sapeva e che era stato contattato a sua insaputa da Sarcone, tanto che è palesemente dimostrato che non ha fatto nulla per costoro». E ancora: «Questa assoluzione, sudata fino all’ultimo visto che è nell’ultima frase della sentenza – prosegue il legale – è il regalo più bello di Natale per Pagliani ma anche per noi difensori che non potevamo non sentirci coinvolti. Un eventuale nuovo ricorso della Procura in Cassazione? A fronte di tre proscioglimenti non penso che la Cassazione possa modificare questo esito».

politica e rammarico

Per l’ex capogruppo Pdl, tuttavia, la soddisfazione per l’assoluzione si unisce anche a un rammarico. Quello per il fatto che suo padre, nel frattempo defunto, non abbia potuto gioire per questa attesa e combattuta vittoria. «Mi ripeteva “Male non fare, paura non avere” – spiega Pagliani – Paura l’ho mai avuta, ma disturbo e fastidio per una vicenda giudiziaria così aggravata da un’accusa vergognosa sì, li ho avuti, per lunghi anni». E mentre il centrodestra compatto – da Maurizio Gasparri a Enrico Aimi a Giovanni Paolo Bernini – esulta per questa assoluzione, Pagliani per il momento sembra intenzionato a non tornare affatto in politica: «Per adesso assolutamente no, visti anche gli effetti vergognosi che un’accusa indebita mi ha portato a dover scontare. Poi in futuro deciderà il Signore». —

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