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Una ventina i bulli denunciati «Bisogna rompere il silenzio»

M.R.
Una ventina i bulli denunciati «Bisogna rompere il silenzio»

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REGGIO EMILIA. Nel 2020 sono stati una ventina i minorenni segnalati alla Procura per bullismo, di cui uno arrestato.

Gli episodi, come ha spiegato il comandante provinciale Cristiano Desideri, sono avvenuti in contesti scolastici o all’interno di gruppi di “amici” a Reggio Emilia e in alcuni dei comuni più popolosi della provincia. Nella maggior parte dei casi il bullo ha agito a livello verbale e psicologico (prendendo di mira soprattutto l’aspetto fisico del suo bersaglio) ma undici ragazzini sono stati anche costretti a consegnare soldi o altri oggetti. «Quando si parla di bullismo – ha analizzato Desideri – il cosiddetto “numero oscuro” è elevatissimo. Per arrivare a denunciare, infatti, la vittima di bullismo deve prima di tutto ammettere quello che è successo e poi accettare di uscire allo scoperto, azione che ha conseguenze specifiche tra cui l’emarginazione sociale. Sociale in questo senso si riferisce al contesto in cui si è consumata la violenza: la scuola, la squadra o il gruppo che si riunisce al parco. Molto spesso la vittima preferisce continuare a subire, tutt’al più confidandosi in famiglia. Questa scelta è terribile, però, perché può portare a depressione e conseguenze più gravi».

Fenomeno diverso quello delle baby gang: «Mentre nel bullismo i comportamenti violenti sono tendenzialmente individuali e rivolti a coetanei, quando parliamo di baby gang ci riferiamo a un gruppo di soggetti che ha determinati costumi, schemi comportamentali, spesso anche un’uniforme identificativa e che condivide una missione: delinquere attraverso il controllo di una porzione di territorio su cui rivendica il possesso. Chiunque vìoli quello spazio viene aggredito o perseguito. Nonostante se ne stia parlando molto – ha concluso Desideri – non abbiamo riscontri di fenomeni di questo tipo né a Reggio né negli altri centri urbani della provincia». —



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