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LA STORIA 

La madre in Appello riesce a bloccare l’adozione del figlio «Migliorata per lui»

Tiziano Soresina
La madre in Appello riesce a bloccare l’adozione del figlio «Migliorata per lui»

Il bimbo tolto per una ferita in testa che non seppe spiegare Il legale: «Soluzione condivisa con giudici e servizi sociali» 

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Tiziano Soresina

reggio emilia. Si guadagna da vivere come dipendente di una ditta di pulizie, ha alle spalle trascorsi poco felici di maltrattamenti e con due compagni ha rotto i rapporti, andando a vivere per un periodo – quattro anni fa – in una casa d’accoglienza con il figlio.

Una nordafricana ora 37enne dall’esistenza tormentata che proprio sul finire del 2016 va in ospedale al Santa Maria, accompagnata da un’educatrice, perché il piccolo di quasi tre mesi aveva riportato una frattura cranica che la madre non sapeva spiegare. Una vicenda che farà scattare non poche conseguenze per la mamma. Il figlio le viene tolto, finendo col tempo in tre diverse famiglie affidatarie. Poi il tribunale minorile di Bologna che nel 2019 ritiene la madre decaduta dalla responsabilità genitoriale nei confronti del figlio minorenne con ulteriore dichiarazione dello “stato di adottabilità” del bimbo. Questo avrebbe comportato per la madre il non poter vedere il figlio mai più. Al di là dell’ematoma riportato dal piccolo e non spiegato dalla mamma, il giudice minorile dava altre motivazioni al duro provvedimento: la donna non parlava la lingua italiana, non lavorava e non era in grado di provvedere al figlio. Una decisione che la donna ritiene a dir poco ingiusta e si affida all’avvocatessa Raffaella Pellini che nel giugno 2019 fa ricorso davanti alla Corte d’appello di Bologna, facendo partire una nuova battaglia legale, dimostrando – documenti alla mano – di avere un’attività lavorativa da anni a Reggio Emilia, di avere pian piano imparato l’italiano ed essersi adeguata alla normativa del Paese ospitante, grazie anche all’aiuto fondamentale dei connazionali che l’hanno aiutata moralmente e materialmente. Nell’atto di impugnazione si dimostra la capacità della madre di preoccuparsi per la salute del figlio e di non sottovalutarne la portata. «L’episodio traumatico riportato dal minore si era verificato in una unica occasione – rimarca il legale – e poteva rappresentare un punto di partenza per compiere le opportune verifiche, ma non poteva essere il punto di arrivo per disporre l'adottabilità del bambino». La mamma ha cercato di migliorarsi lavorando su se stessa per poter raggiungere un livello di adeguatezza sufficiente per potersi meritare la speranza di riavere il figlio con sé. In appello è stata riesaminata – anche mediante una consulenza tecnica che ha dato esiti positivi – la capacità della madre ad essere idonea per poter evitare la perdita del proprio figlio. Ed anche i servizi sociali hanno rivisto la propria posizione.

La Corte di appello ha quindi considerato i segnali incoraggianti per cui la madre si era molto impegnata – circostanza che ha creato un punto di incontro con i servizi sociali – favorendo i presupposti per ritenere che non vi potesse essere una definitiva perdita del figlio, da parte della madre. E di recente i giudici hanno ritenuto che non sussistessero i presupposti per la dichiarazione dello stato di adottabilità del minore e per la pronuncia di decadenza della madre dalla responsabilità genitoriale. La 37enne – pur essendo ora all’inizio di un nuovo percorso – ha la concreta speranza di tenere con sé il proprio figlio (al momento lo vede in incontri protetti). «La ritengo una vicenda umana importante – commenta l’avvocatessa Pellini – in cui è stata trovata una soluzione condivisa nell’interesse del bimbo. Un risultato possibile grazie ad una serie di motivi: la volontà della madre di essere migliore per il bene di suo figlio, la solidarietà della comunità islamica che l’ha sostenuta nel suo percorso, la collaborazione dei servizi sociali che hanno saputo prendere atto della situazione e rimodulare un giudizio che era stato certamente troppo severo». —

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