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IL DOLORE SUI SOCIAL 

Gli amici hanno sperato che fosse uno scherzo ma purtroppo non è così

A.Mun.
Gli amici hanno sperato che fosse uno scherzo ma purtroppo non è così

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REGGIO EMILIA. La notizia della morte di Davide Giannotti ha fatto velocemente il giro di tutte le persone che seguono e conoscono il panorama amatoriale del basket reggiano, visto che con la sua Real Reggio da oltre trent’anni disputava il campionato Csi. Tra i vari gruppi WhatsApp e su Facebook la notizia ha raggiunto in pochissimo tempo tantissime persone che avevano giocato nella squadra di Giannotti o lo avevano affrontato da avversario e tutti sono rimasti senza parole per l’accaduto. C’è stato chi ha creduto che si trattasse di una fake news e chi, in fondo, ha sperato che fosse un altro dei tanti scherzi di Davide. Non era difficile infatti ogni sera in pizzeria dopo una partita o un allenamento, doversi cimentare in uno dei suoi tanti indovinelli che faceva a tutti i componenti del tavolo. Chiunque abbia giocato con lui in tutti questi anni ha dovuto almeno una volta superare questo ostacolo, con il rischio poi di fare una brutta figura davanti a tutti gli altri compagni di squadra.

Una volta capito, però, che la notizia purtroppo era vera, il dolore e la tristezza hanno preso il sopravvento in tutte le persone che conoscevano Davide e i profili di Facebook si hanno iniziato a riempirsi dei ricordi del “coach” che ognuno portava con sé.

“Non ti dimenticheremo mai”, “Voglio ricordarti in palestra, con la tua squadra per cui davi anima e corpo” o più semplicemente “Ciao coach” sono solo alcuni dei messaggi che sono stati pubblicati nel ricordo di Davide, messaggi accompagnati spesso dalle sue foto insieme alla sua squadra. Una squadra in cui ha sempre cercato per prima cosa di creare un ambiente di amicizia, sia dentro sia fuori dal campo, visto che ogni anno organizzava sempre una giornata nella sua Sirmione, per finire al meglio la stagione sportiva che si era appena conclusa.

Oltre al rapporto umano che Giannotti ha avuto con tutti i suoi giocatori, nessuna delle persone che l’ha conosciuto potrà dimenticare il suo marchio di fabbrica in palestra, quella che lui amava definire la “sua difesa a zona 3-2”, con concetti ben chiari per ogni posizione del campo, soprattutto per quello che riguardava il raddoppio di un avversario negli angoli del campo.

Ogni anno, fin da inizio stagione, cercava di spiegarla e farla mettere in pratica a tutti i suoi giocatori, anche se i risultati spesso non erano quelli da lui desiderati. —

A.Mun.

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