Il primo vaccino all’esperto dei tamponi: «È un privilegio»
Ieri 100 operatori sanitari hanno ricevuto la prima dose Zerbini: «Mesi faticosi: questa svolta ci dà nuova forza»
Enrico Lorenzo Tidona
REGGIO EMILIA. «È stata un’emozione e un privilegio essere il primo in questa giornata che speriamo segni una svolta nella battaglia contro il Covid-19». Alessandro Zerbini ha 46 anni e per i colleghi è l’uomo dei tamponi. È infatti il biologo che ha orchestrato la svolta sui reagenti necessari per aumentare il numero dei test per i reggiani. Da marzo ad oggi la risposta all’attacco del coronavirus si è infatti moltiplicata anche al laboratori diretto da Zerbini, responsabile della struttura semplice autoimmunità, allergologia e biotecnologie innovative Azienda Usl di Reggio Emilia, e che ha prestato poco dopo le 14 di ieri il braccio sinistro per ricevere la prima dose del vaccino Pfizer-Biontech. Lo ha fatto insieme ad altri 99 tra medici e infermieri giunti da tutta la provincia reggiana per partecipare al “battesimo” del vaccino in contemporanea in tutta Italia. «La battaglia sarà ancora lunga ma da oggi ci vede con un’arma in più» ha detto Zerbini con il cerotto sul braccio. Medico parmigiano, lavora da 9 anni a Reggio: «Lì dentro c’è dell’entusiasmo per questa giornata - rivela indicando la sala vaccinazioni allestita al piano terra dell’ex ospedale Spallanzani di Reggio - perché ci auguriamo che sia una svolta davvero importante». Lo stress accumulato da Zerbini e gli altri 7mila operatori dell’Ausl di Reggio in questi mesi di lotta è notevole, mentre gli spiragli verso l’uscita dal tunnel del Covid sono stati pochi. Ma da ieri in molti hanno intravisto la luce. «La seconda dose del vaccino dovrò farla tra 21 giorni. Ora aspetto mezzoretta per vedere che tutto vada bene. Effetti collaterali? Ci sono come in tutte le normali vaccinazioni. Certo è che io e i colleghi del laboratorio veniamo tutti da mesi faticosi in cui abbiamo condiviso molto, dal punto di vista fisico ma anche emotivo. Questa giornata ci dà nuova forza».
Dopo Zerbini arrivano gli altri candidati. Non si sentono eroi ma nemmeno cavie: sono operatori del sistema sanitario che lavorano in prima linea e devono a loro volta proteggere coloro che curano. «È con questo vaccino che ci sarà la svolta - ribadisce con un tono liberatorio e di speranza Marco Massari, direttore di Malattie infettive: «Sarà così perché è con questo vaccino che ci sarà l’immunità di gregge. Servirà ancora lavoro e sacrificio da parte di tutti perché il percorso sarà ancora lungo. Forse però non ci ne rendiamo davvero conto, ma questa sarà una giornata storica, lo capiremo tra un paio d’anni forse. Avere questa possibilità a meno di un anno dai primi casi, avere un vaccino che può proteggere la popolazione, è incredibile. Soprattutto dopo questo clima pesante è davvero una svolta» ripete. Nella giornata che in Europa celebra quasi all’unisono le prime somministrazioni dimostrative del vaccino, aleggia anche una dose di preoccupazione verso i reticenti. «È un dovere essere vaccinati - dice però Massari rivolgendosi anche al personale sanitario - Perché oltre a proteggere noi e i nostri cari dobbiamo impedire che ogni operatore sanitario possa contagiare un suo assistito. Ogni malato viene da noi per essere protetto ed è impensabile che un operatore possa contagiare un suo assistito perché non si vaccina. Quindi mi aspetto che aderiranno in maniera massiccia».
Alla spicciolata arrivano altri operatori per l’iniezione. C’è anche chi viene con l’accompagnatore: «Mia sorella è infermiera a Castelnovo Monti, la strada è lunga e ha preferito che venissi con lei» racconta un uomo in attesa. Ma la fiducia è forte e i primi 100 candidati vengono vaccinati nel giro di poche ore. «Speriamo ci sia una buona adesione da parte dei cittadini perché è fondamentale - aggiunge Emanuela Popoli, infermiera dell’ospedale di Scandiano - Sono emozionata ma non bisogna avere paura perché bisogna dare l’esempio». —
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