“Paoletto” Guidetti «cervello in fuga morto troppo presto»
L’ANNIVERSARIO
PAOLO GENTA*
Sono passati 13 anni da quando, il 28 dicembre 2007, le complicanze di un linfoma hanno portato via a 41 anni Paolo Guidetti. Reggiano, reggianissimo, una mente italiana prestata agli Usa, docente, ricercatore e direttore di un laboratorio di ricerca in neuroscienze dell’università del Maryland a Baltimora, quell’università dove, per intenderci, Robert Gallo nel 1982 scoprì l’origine retrovirale dell’Aids. Perché ricordarlo a 13 anni dalla scomparsa? In effetti non è una ricorrenza speciale, il 13 non è una “cifra tonda”, è persino un numero primo. E viceversa per noi famigliari (eravamo primi cugini e molto legati) il ricordo e il dolore non cambiano a seconda dell’importanza della ricorrenza.
Allora perché? Il fatto è che quest’anno la ricorrenza cade al termine di un anno in cui tanto si è parlato, discusso e spesso anche straparlato di scienza, di cure, di vaccini, e il ricordo di una persona cara che era uno scienziato vero, può essere lo stimolo a una riflessione sulla scienza, sulla ricerca e più in generale sulla cultura e sull’approccio scientifico, ma anche sulla cosiddetta fuga di cervelli.
Paolo ha sempre avuto un’incredibile capacità di visione e una straordinaria propensione al “si può fare”, quella che negli States chiamano “can do attitude”. Grazie a queste doti, con le sue ricerche nel suo laboratorio di Baltimora Paoletto ha scoperto i meccanismi di azione di due sostanze, normalmente presenti nel cervello, che quando combinate in quantità eccessiva sono alla base dell’insorgere della Corea di Huntington, una grave malattia neurodegenerativa fatale, nota ai più come “ballo di San Vito”. Una malattia tristemente nota negli States per aver ucciso il cantante popolare Woody Guthrie.
Paolo aveva poi appena iniziato a studiare la sintesi di molecole antagoniste di quelle due sostanze, in grado di fermare l’insorgere della malattia, quando il male se l’è portato via.
Però i risultati delle sue ricerche sono lì, nelle mani della comunità scientifica, gli sopravvivono in decine di pubblicazioni: questo è la “democrazia tra pari”, questa è la scienza. Si tratta una ricerca scientifica di base, da cui i laboratori hanno preso e prendono le mosse per sviluppare eventuali cure, ancora lontana dunque dalle possibili applicazioni farmacologiche, ma se un giorno il mondo avrà una cura di un male prima incurabile, che colpisce e uccide centinaia di migliaia di persone, lo dovrà anche a questo nostro illustre concittadino.
Paolo Guidetti (Reggio Emilia, 5 giugno 1966 – Baltimora, 28 dicembre 2007) si era laureato in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche all’Università di Modena nel 1991 con il prof. Mario Baraldi e subito dopo era partito per un periodo di ricerca alla volta dell’Università del Maryland, sotto la guida del prof. Robert Schwarcz. Un “periodo” terminato con la sua morte prematura, il 28 dicembre 2007. Questa storia ci deve anche far riflettere sulla fuga dei cervelli, sulla politica della scienza, sulla ricerca, sugli investimenti, sulla capacità di mettere a valore, in Italia, le nostre menti più fertili, come era quella di Paolo Guidetti, per noi ancora e sempre “Paoletto”. —
*Consigliere Comunale
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