Gazzetta di Reggio

Reggio

Anpi boccia ancora l’intitolazione di una strada a Norma Cossetto

Adriano Arati
Norma Cossetto
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Norma Cossetto

Quatro Castella, dopo il caso di Reggio, analoga proposta dal centro-destra. «Meglio puntare sulla riconciliazione Italo-Slovena- Croata» 

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QUATTRO CASTELLA. Con la proposta di una “via della Conciliazione”, approda anche a Quattro Castella la discussione sulle vie da intitolare a Norma Cossetto, la giovane istriana uccisa nel 1943 da partigiani jugoslavi comunisti e diventata uno dei simboli delle rivendicazioni italiane legate al Giorno del Ricordo, la ricorrenza nella quale si ricordano le vittime delle fobie e l’esodio degli italiani dall’Istria riconquistata dalla Jugoslavia.

Un nome, quello di Cossetto, presente in tantissime mozioni presentate negli anni da formazioni di destra, di centro-destra e su posizioni identitarie in centinaia di Comuni italia. Questa sera, nella seduta del consiglio comunale, verrà discussa una mozione presentata dal gruppo “Centro Destra Unito” con la quale si richiede di intitolare una via castellese a Cossetto, come già accaduto in autunno a Reggio Emilia. In città sono nate parecchie polemiche, arrivate sino in Parlamento, dopo la decisione della commissione toponomastica comunale di sospendere in attesa di ulteriori verifiche storiografiche sulla vicenda del 1943, in assenza di fonti storiche certificate.

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Anche a Quattro Castella le tensioni non mancano, e l’Anpi locale – una delle più attive della provincia – prende posizione sulla vicenda, schierandosi contro alla proposta di titolazione ricordando che la figura della Cossetto non è priva di ombre. I referenti Anpi citano diverse testimonianze: «Aveva una vera e propria passione per la politica. Ricordo che partecipava con entusiasmo alle manifestazioni per la guerra d’Africa e non faceva mistero del suo nazionalismo spinto. Posso dire che sentiva molto la sua italianità. E diceva sempre che in Istria erano gli sloveni e i croati a essere fuori posto, perché gli italiani abitavano quella terra con più diritti». Scrisse così Frediano Sessi, autore di “Foibe rosse”, descrivendo come Andreina Bresciani parlava di Norma Cossetto, sua amica.

«Parliamo di questa affermazione, che esprime con chiarezza il gravissimo problema dei rapporto tra italiani, croati e sloveni in Istria dopo la presa di potere del fascismo all’inizio degli anni ’20 – sottolinea Anpi – Non ci è dato sapere se Norma abbia provato pietà per i bambini sloveni e croati morti di fame e di stenti nei campi di concentramento italiani (il più tristemente famoso è Arbe), oppure se fosse a conoscenza di ciò che era successo nel villaggio croato di Podhum, nella provincia allora italiana di Fiume, il 12 Luglio 1942, dove l’esercito Italiano, i carabinieri e le squadre fasciste uccisero 114 uomini e deportarono nei campi donne e bambini». In pratica, concludono, «proviamo pietà per la sorte di Norma Cossetto, ma non possiamo pensare che la sua figura diventi un simbolo di quel periodo. Non possiamo accettare che, negli ambienti di destra, Norma Cossetto venga ricordata come “la nostra Anna Frank”».

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Per questo motivo, «fare di Norma Cossetto un simbolo è un errore, una pagina di storia strappata dal proprio contesto, senza alcun ragionamento storico e critico, senza una idea che si rivolga ad una necessaria riconciliazione tra i popoli». Quale potrebbe essere una soluzione equilibrata? «Se vogliamo evocare qualcosa da queste vicende, preferiamo porre enfasi su una necessaria riconciliazione tra i popoli e le culture: “Via della riconciliazione Italo-Sloveno-Croata”. Questo potrebbe essere il nome» conclude Anpi.

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