Gli affitti in picchiata a causa del Covid Ma Reggio tiene botta
Luigi Vinceti
REGGIO EMILIA. Oltre che sulle condizioni di salute di un gran numero di persone, la sempre più lunga e drammatica vicenda della pandemia da Covid 19 sta incidendo anche sui portafogli di tanta gente. Costituisce infatti un’insidia che ha notevoli ripercussioni sulla solidità e l’organizzazione dell’economia, ed influenza in particolare alcuni aspetti della vita quotidiana. Si riflette, ad esempio, sui costi delle locazioni, oneri che debbono sopportare i lavoratori e gli studenti che, operando lontani dalla propria abitazione, sono costretti a cercare la disponibilità di un alloggio gravandosi di conseguenza dell’affitto mensile.
Su questa specifica materia è stata condotta un’interessante ricerca da parte dell’Ufficio studi di Tecnocasa, organizzazione specializzata negli scambi degli immobili collocati lungo tutta la penisola. Alla conclusione dello studio è stato tracciato uno spaccato riferito agli oneri di locazione correnti in l’Emilia-Romagna durante il primo semestre 2020 mettendoli a confronto con i valori registrati nello stesso periodo dello scorso anno.
Oltre all’ampiezza degli appartamenti – tutto cambia se c’è un solo locale o se ne sono disponibili due o addirittura tre – vanno considerati i luoghi specifici in cui si trovano quegli alloggi. Il costo infatti cresce se la casa è collocata in centro, è più stabile se si trova in semicentro ed è più contenuto quando si fa riferimento a case di periferia. Conta inoltre il nome del Comune censito, la cui rinomanza ed organizzazione influenza le differenze sui canoni applicati. Infine l’entità dell’importo è il riflesso del numero delle richieste presenti sul mercato. Emerge così che nelle zone centrali dei capoluoghi c’è stata una leggera flessione della domanda di alloggi in affitto perché i costi risultavano di importo abbastanza elevato, mentre si è avvertito un aumento della richiesta nei quartieri a bassa disponibilità di spesa. Nella prima metà di quest’anno, per colpa del Covid, c’è stato infine un ristretto numero di studenti in circolazione e si è avvertita la quasi totale assenza di turisti. La flessione è dunque generalizzata.
Il quadro delineato risulta solo in parte omogeneo sull’intero territorio regionale ed un confronto fra le diverse realtà provinciali consente di notare una flessione più marcata dei canoni a Bologna, Ferrara e Ravenna, un quadro invariato nel Modenese e un incremento negli altri capoluoghi; più accentuato nel Parmense ma evidente anche nel Reggiano. Tranquilla la situazione registrata nel Riminese. Si tratta solo del primo semestre e i divari potrebbero risultare modificati – in modo più o meno marcato – nella seconda parte del 2020. —
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