«I fratelli Cervi e Camurri simbolo dei valori reggiani»
Pioggia, freddo ed emergenza Covid non fermano la commemorazione Vecchi: «Dopo 77 anni il loro esempio rappresenta la nostra identità collettiva»
Nicole Nasi
REGGIO EMILIA. La pioggia battente e il freddo non hanno fermato la cerimonia di commemorazione per il 77esimo anniversario della fucilazione dei sette fratelli Cervi e il compagno Quarto Camurri al Poligono di tiro di Reggio. Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore, questi sono i nomi dei martiri che il 28 dicembre 1943 hanno subito l’ira e l’odio dei fascisti, pagando con la loro stessa vita. Un sacrificio che non va dimenticato, non solo per le atrocità di quel momento storico ma per imparare e soprattutto dire grazie se oggi siamo ancora in grado di dire la parola libertà senza averne paura.
«Nonostante la pandemia, non abbiamo mancato un appuntamento così importante non solo per la nostra città ma per l’Italia intera – ha detto il sindaco di Reggio Luca Vecchi – È la settima volta che mi trovo a commemorare i fratelli Cervi e Quarto Camurri in qualità di primo cittadino e per me ha un grande valore e significato. È una vicenda umana drammatica e allo stesso tempo parte integrante di una comunità. È parte dell’evoluzione del senso di appartenenza e identità collettiva. La famiglia Cervi e il loro sacrificio hanno elementi distintivi di un carattere identitario del nostro modo di essere reggiani. Rappresentano i valori tipici di questa terra e la voglia di progredire e di speranza per un domani diverso».
Vecchi ha inoltre specificato come il ruolo dell’educazione sia stato fondamentale per formare la coscienza dei fratelli nonostante il contesto contadino e povero di allora: «Un percorso di formazione che ha portato alla crescita, all’emancipazione e alla libertà. Casa Cervi era un luogo di accoglienza, dove la diversità era considerata una ricchezza. Questa terra ha saputo reagire alle atrocità del nazi-fascismo ed è rimasta inclusiva, aperta e plurale grazie anche all’esempio di questa famiglia. Non si tratta del dramma di una parte della cittadinanza, ma un patrimonio comune».
Subito dopo il sindaco, accompagnato dalla prefetta Iolanda Rolli, dal presidentessa dell’Istituto Cervi Albertina Soliani e dai rappresentanti Anpi presenti, si sono recati sul luogo della fucilazione per deporre otto rose simboliche in memoria dei caduti.
A causa del Covid il neo eletto presidente nazionale dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, non ha potuto partecipare fisicamente alla cerimonia e ha quindi registrato un video messaggio: «In uno scritto degli anni ’70 dell’allora presidente provinciale dell’Anpi di Reggio, Gismondo Veroni, la vicenda dei fratelli Cervi e di Camurri venne definita come un’eccezionale tragedia umana, simbolo della partecipazione contadina alla Resistenza. Ciò si spiega grazie alla creazione di un “mito” positivo che tutt’oggi viene ricordato per i valori di pace e speranza che trasmette. Questi compagni erano “umani per gli umani e umani fra gli umani”. Una lezione che deve riemergere anche nella società odierna. La vicenda è molto attuale: basta pensare a come l’odio e la violenza stiano prendendo il sopravvento. Dobbiamo mettere al centro di nuovo la persona, il lavoro e la società. La solidarietà contro il rancore. Sta a noi riprendere la battaglia per l’umanità, solo se restiamo “umani per gli umani e umani fra gli umani”». —
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