«Il loro sacrificio è stato un nuovo inizio per tutti»
REGGIO EMILIA. A causa del Covid quest’anno non è stato possibile riunire tante persone al Poligono di tiro di Reggio, in ricordo dei sette fratelli Cervi e del compagno Quarto Camurri, fucilati dai fascisti. Un persona, però, non poteva certo mancare, sia in qualità di presidente dell’Istituto Alcide Cervi sia come cittadina reggiana: Albertina Soliani. «La vicenda deve far riflettere molto sull’attualità e su ciò che siamo ora – ha spiegato l’ex senatrice – Il bene e il male si mescolano sempre nei grandi cambiamenti della storia. Durante gli anni della Resistenza, prima alcuni poi sempre più, sentivano nella loro coscienza che si dovevano opporre all’inumano e i compagni caduti sono un chiaro esempio di un pensare e di un agire diverso da quello in vigore in quegli anni di terrore. Avevano fiducia nel fatto che la storia sarebbe cambiata. I Cervi e Camurri in realtà non sono mai morti, perché la loro memoria è diventata un patrimonio di questa terra».
Albertina Soliani ha ribadito, inoltre, che nessuno si salva mai da solo, molti non vedranno il nuovo giorno, proprio come i fratelli, ma un dopo c’è sempre, basta avere lo stesso spirito che hanno avuto loro. «C’è sempre una possibile via d’uscita – ha aggiunto – Un esempio lo è il vaccino contro il coronavirus, un primo passo per cambiare l’intero mondo. Un mondo sconvolto che si deve mettere a posto con i valori fondamentali, reinventarsi con la stessa forza di allora. La lotta non è finita. Dobbiamo fare delle scelte di coscienza. Dobbiamo ringraziare i Cervi e Camurri per averci dato un posto diverso in cui vivere da quello che poteva essere. È fondamentale continuare il loro impegno, affinché quel sacrificio non sia vano e dimenticato».
La presidente dell’Istituto Cervi ha concluso il suo intervento parlando proprio della memoria: «Ricordare vuol dire proseguire con la crescita del mondo in un momento in cui la battaglia non è ancora terminata. C’è chi rema contro, come i negazionisti, e questo è un rischio reale per le sorti dell’umanità. Siamo noi che dobbiamo parlare alle nuove generazioni, far conoscere loro la storia e le vicende della Resistenza e degli anni bui del nazi-fascismo, così che possano scegliere da che parte stare. È una nostra responsabilità. I giorni come questo sono anch’essi i nostri compleanni, perché altre vite sono state spese affinché la nostra ora sia così. La morte dei fratelli Cervi e di Camurri non è stata una fine ma un nuovo inizio per tutti noi». —
N.N.
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