«Non stuprò la figlia dell’ex fidanzata» Assolto dopo nove anni
La difesa: «La madre, lasciata, lo denunciò per vendetta» Il pm: «Un rapporto consenziente c’era comunque stato»
Tiziano Soresina
reggio emilia. Una vicenda dolorosissima, da qualsiasi parte la si guardi, giunta ad una sentenza ad oltre nove anni dall’incardinarsi di un’indagine delicata riguardante una ragazzina 15enne.
Sulla scia della querela presentata dalla mamma della minorenne, la Procura ha chiesto poi il processo per violenza sessuale nei confronti dell’allora fidanzato della madre stessa.
in camera da letto
Secondo gli inquirenti il 53enne – dipendente pubblico, incensurato – avrebbe agito nel giugno 2011 da autentico rapace sessuale, mettendo una mano sulla bocca della ragazzina, afferrandola per un braccio per poi gettarla sul letto e stuprarla.
Ricostruzione investigativa di questa orrenda violenza che è stata confermata (escludendo però la costrizione)sostanzialmente sia dalla ragazza ora maggiorenne, sia dalla madre durante il sofferto procedimento passato prima attraverso l’udienza preliminare, poi con il rinvio a giudizio in dibattimento davanti alla Corte presieduta da Simone Medioli Devoto (a latere i colleghi Stefano Catellani e Chiara Alberti).
Tenutosi con rito ordinario, nelle cinque udienze del processo la difesa – cioè gli avvocati Noris Bucchi e Luigi Scarcella – hanno fatto emergere il rapporto conflittuale fra la madre e l’allora fidanzato ora alla sbarra.
E i due difensori hanno sostenuto che la donna aveva presentato la querela solo dopo la rottura del lungo fidanzamento, in quanto il dipendente pubblico l’aveva lasciata per un’altra compagna. Una querela da considerare una sorta di ripicca, perché l’ormai ex fidanzata era rosa dalla gelosia.
Da parte sua il 53enne ha sempre negato la violenza sessuale alla minorenne.
la sentenza
Nella discussione la Procura ha comunque ritenuto provato il rapporto sessuale – seppure consenziente – con la minorenne e ha chiesto per l’imputato la condanna a un anno e otto mesi di reclusione.
Di diverso avviso la difesa che, ritenendo la querela da cui è partito tutto, solamente una terribile vendetta, ha chiesto l’assoluzione per il proprio assistito.
E il collegio giudicante ha ritenuto fondate le ragioni difensive, assolvendo il dipendente pubblico «perché il fatto non sussiste».
Nelle prossime settimane verranno depositate le motivazioni della sentenza assolutoria. —
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