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Arrestato un elettricista per le botte a moglie e figlio

Tiziano Soresina
Arrestato un elettricista per le botte a moglie e figlio

La polizia è intervenuta per sedare un litigio, poi la denuncia contro il 54enne Ma lui nega decisamente e dice di essere stato picchiato in testa con un bastone

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Tiziano Soresina

reggio emilia. Da quattro giorni un elettricista marocchino 54enne è in carcere alla Pulce perché accusato di maltrattamenti in famiglia.

Un arresto della polizia – coordinata in questa delicata indagine dal sostituto procuratore Laura Galli – emerso ieri in tribunale, quando il nordafricano ha affrontato il primo passaggio giudiziario. Per gli investigatori, piombati domenica nell’abitazione su richiesta del figlio, si tratta di un litigio che ha rischiato di degenerare pericolosamente.

Il figlio maggiorenne ha messo nero su bianco nella denuncia contro il padre che non solo si sarebbe arrivati alle mani («Mi ha schiaffeggiato»), ma il genitore l’avrebbe pure minacciato con un coltello, da qui l’allarme lanciato alla polizia.

E la moglie ha rincarato la dose nei confronti del marito, perché sentita in quelle ore concitate dagli agenti avrebbe detto di essere stata picchiata altre volte dal coniuge, facendo riferimento a quanto sarebbe avvenuto due anni fa, quando il marito si sarebbe scagliato contro di lei rinfacciandole di non aver educato adeguatamente i tre figli.

Insomma, la descrizione di un padre-padrone e l’affiorare di una situazione ritenuta pericolosa dagli inquirenti, da qui l’arresto.

Ma perché quella lite fra le mura domestiche? Sarebbe scattata perché il figlio non rientrava a casa da due giorni e il padre, allarmatissimo, avrebbe perso le staffe quando se l’è trovato di fronte nuovamente.

Una ricostruzione complessiva che viene negata decisamente dall’arrestato. Una deposizione la sua – ieri mattina – in videocollegamento dal carcere, affiancato dall’avvocato difensore Alfonso Boni.

Provatissimo, l’elettricista – da oltre trent’anni in Italia, in regola con il permesso di soggiorno, frequentatore abituale della moschea – ha pianto a dirotto, interrompendo più volte il suo racconto al gip Luca Ramponi.

Il 54enne nega su tutta la linea, dice di non aver picchiato il figlio, anzi di essere stato colpito con un bastone, riportando otto punti di sutura in testa.

Stesso discorso per la moglie, la smentisce : «Non l’ho mai toccata».

Un’udienza molto sofferta che è durata circa un’ora.

Al termine le richieste relativamente alla misura cautelare.

Il sostituto procuratore Galli ha chiesto il carcere per il marocchino, mentre il difensore Boni gli arresti domiciliari, documentando come vi sia una famiglia disposto ad accoglierlo.

In mattinata il giudice Ramponi ha optato per la permanenza in carcere del nordafricano.

«Mi sento di dire che la situazione non è quella descritta dagli inquirenti – commenta, contattato dalla Gazzetta, l’avvocato Boni – e una volta che avrò valutato adeguatamente gli atti d’indagine, vedrò quale strada intraprendere in tempi brevi». —

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