Gli auguri ai reggiani del segretario provinciale della Cgil: "Si deve voltare pagina"
Le parole di Ivano Bosco, segretario della Cgil reggiana, per la fine dell'anno
REGGIO EMILIA. Mai come in questo periodo il tradizionale augurio di “Buon Anno” perde tutta la sua retorica. Di un “Buon Anno” che sia veramente tale, che ci faccia voltare pagina rispetto al drammatico 2020, abbiamo bisogno tutti. Ho scritto volutamente “voltare pagina” e non “dimenticare” perché non possiamo dimenticare le decine di migliaia di persone che non ci sono più, che non sono sopravvissute a questa pandemia, e neppure tutti i limiti e le storture che la stessa ci ha mostrato.
Si è usato spesso la metafora della guerra, come se fossimo stati al cospetto di un bombardamento nemico, ma le bombe, quelle vere, le abbiamo costruite noi stessi nel tempo, si chiamano: collasso climatico, crollo demografico, produzione di profitto basata sullo sfruttamento del lavoro e sulla negazione di diritti fondamentali, taglio dei servizi essenziali e del welfare, promozione della crescita delle diseguaglianze, oggettivazione delle persone, come fossero cose, merce.
A tutto ciò si aggiunge il fatto che, dopo una prima fase di apparente unità di intenti, di solidarietà e orgoglio nazionale, a fronte di un ripresentarsi del virus in forme violente (anche questo a causa di nostre sottovalutazioni ed errori estivi) non si è riusciti a far comprendere la priorità che deve avere la salute pubblica. Per questo non possiamo dimenticare quello che il 2020 ci ha costretto a vivere, dobbiamo anzi interrogarci su come abbiamo contribuito ad aumentare gli effetti negativi della pandemia sulla salute, sull’economia, sul lavoro. Su come si siano accentuati cinismo e bassa moralità alimentati da un pensiero politico miope e volgare.
Lo sguardo di tutti noi è rivolto ora al più importante regalo che si possa desiderare: guarire dal Covid 19 con la distribuzione di un vaccino che sia in grado di farci uscire da questo incubo. Ci spiegano però che ci vorranno mesi e dovremo ancora convivere con le misure restrittive. La scienza può intervenire sul virus, ma alle distorsioni di cui sopra spetta a noi, alla politica rimediare.
Ci sono ingenti risorse economiche che arriveranno nei prossimi mesi sulle quali si misurerà la capacità della politica, del Governo. Le prime avvisaglie non sono confortanti: una discussione rispetto a scelte e strategie sarebbe legittima ma, quando i contenuti diventano i rimpasti governativi, le minacce di crisi, l’incredibile egocentrismo di qualche “leader”, l’auspicio di qualche salvifico Governo di unità nazionale, allora significa che la lezione non è servita.
L’Italia deve cambiare passo, ripartendo dal valore e dal rispetto del lavoro, in qualunque forma e professionalità venga svolto. Un vero Buon Anno si potrà riconoscere anche da come questa partita sarà affrontata.
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