Ho cercato di portare un po’ di allegria ma ho fatto molta fatica
«Questo sarebbe stato il mio 29esimo Capodanno al teatro Ariosto, la commedia dialettale di San Silvestro è ormai una tradizione. Invece per la prima volta dopo trent’anni non lavorerò a Capodanno: la nostra commedia andrà in onda su Telereggio, io rimarrò a casa con la mia famiglia». Il comico Antonio Guidetti, con la sua associazione Accademia Reggiana del Vernacolo, è seguitassimo dal pubblico reggiano. Ma quest’anno non fa testo. «Sono preoccupato, non per me o per la mia attività, sono preoccupato in generale. Quest’anno ho dovuto per forza usare molto i social network per promuovere il lavoro e ho visto sui social un incattivirsi sociale a ogni livello: rabbia e ignoranza, gente che condivide cose senza informarsi o che reagisce per partito preso. Secondo me l’emergenza ha messo in evidenza la divisione: invece di essere uniti, si procede in ordine sparso. Mi ha colpito molto e dubito che la pandemia ci insegnerà a vivere meglio in futuro».
Lasciata la comicità in un angolo, Guidetti elargisce pensieri profondi. «Ho fatto fatica a far ridere quest’anno, ho cercato di portare un po’ di allegria con qualche video ma ammetto che ho fatto molta fatica». Per il 2021? «L’augurio è abbandonare il virtuale, sempre più pervasivo, e trovarsi di persona, perché ora stiamo confondendo il progresso (lo stare meglio di una comunità) con lo sviluppo (economico). Spero che la pandemia finisca presto. Credo che lo stop a cinema, teatri e alla cultura sia dannoso e impedisca il diffondersi di pensieri più solidali. Come per il cibo, il retrogusto che ho è ottimista: confido nelle giovani generazioni, forse loro potranno avere quello scatto che è mancato alle generazioni dei 30-40enni. Non sono un esperto ma penso che questa pandemia ce la porteremo fino all’estate; poi si proseguirà come sempre, purtroppo, perché non avremo imparato nulla». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
