Reggio Emilia, il commento di fine anno del partigiano Alì: "Il 2020? L'anno peggire dalla Liberazione"
Giglio Mazzi, il partigiano Alì, è l'ultimo componente in vita del distaccamento Katiuscia della 37esima Brigata Gap “Vittorio Santini”
REGGIO EMILIA. Il primo gennaio per me è sempre stata una festa speciale. Non solo per il passaggio dell’anno, ma perché l’1 gennaio 1945 io e Otello Montanari finimmo in un agguato a Masone, sulla via Emilia. I fascisti ci spararono, ci ferirono gravemente, ma riuscissimo a cavarcela. E pochi mesi dopo arrivò la fine della guerra. Da allora a Capodanno sono sempre andato a Masone coi miei compagni, a ricordare quel momento.
Domani saranno 76 anni esatti da quella giornata e non potrò ovviamente andare a Masone. Ormai sono rimasto solo io del mio distaccamento, ero il più giovane, avevo 17 anni quando sono stato ferito assieme a Montanari, siamo sopravvissuti e sono ancora qui a raccontare le storie di quel periodo. L’anno che verrà non sembra avere grandi prospettive, ci sono inquietudini ma non dobbiamo spaventarci.
Sarà un anno un poco migliore di questo 2020, probabilmente, non dobbiamo essere troppo inquieti. Veniamo da un periodo difficile, il 2020 è stato per l’Italia l’anno peggiore dal 1945, dalla Liberazione. Non eravamo pronti a non sapere cosa ci accadrà, restare così a lungo non è stato facile, non lo è tutt’ora, non eravamo abituati a una situazione simile, non è facile accettarla e conviverci, questo è stato un anno marcio, brutto come non ricordavamo da oltre 75 anni.
E a questo proposito, leggo e sento tanti paralleli con la guerra, paragoni fra la pandemia e un conflitto. Un po’ mi viene da ridere, la guerra è tutta un’altra cosa, non stiamo certo passando un bel periodo ma parliamo proprio di un’altra situazione, e mi fa sorridere chi usa questi termini.
Io la guerra l’ho vista, l’ho fatta. La differenza principale? Allora c’era la fame, non sapevi quando si poteva mangiare. Però, almeno, per restare a queste metafore belliche, conoscevamo il nemico. Ora invece siamo di fronte a una minaccia invisibile, e se non riesci a capire dove sia il tuo avversario, come sia fatto, non sai nemmeno come combatterlo. Adesso abbiamo tante risorse, il cibo non è stato un problema, ma è davvero una situazione complicata contro qualcosa che non riusciamo a vedere, a identificare bene, come invece era durante la guerra. Là sapevamo chi era il nemico.
Giglio Mazzi, il partigiano Alì, ultimo componente in vita del distaccamento Katiuscia della 37esima Brigata Gap “Vittorio Santini”, compirà 94 anni a febbraio. Dopo la guerra, è diventato direttore delle Farmacie Comunali Riunite. Oggi è uno dei più noti e apprezzati testimoni reggiani, in anni normali incontra centinaia di studenti, appassionati e studiosi, a Reggio, a casa Cervi, a Rubiera.
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