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Capodanno con la neve sul Crinale ce n’è un metro Spazzaneve in azione

Adriano Arati
Capodanno con la neve sul Crinale ce n’è un metro Spazzaneve in azione

Anche le piste in quota sarebbero perfette per lo sci, ma la zona rossa ha ridotto drasticamente le presenze anche nei rifugi rimasti aperti

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VENTASSO. Panorami strepitosi; altre decine di centimetri di neve ad accumularsi e strade ricoperte. Ha voluto lasciare un segno ben tangibile del suo passaggio nel cambio d’anno, la neve che dalla tarda serata di giovedì ha iniziato a cadere nell’Appennino reggiano, intervallata da momenti di pausa e – dai 700 metri di altitudine in giù – piogge battenti, con acqua mista a ghiaccio.

Le precipitazioni, dopo un momento di forte intensità nelle ultime ore del 2020, si sono parzialmente calmate prima di riprendere con vigore dalla mattinata di ieri e già a mezzogiorno nei punti più alti del Crinale, dai 1.200 metri in su, c’erano veri muri di neve a fianco delle strade in cui erano passati i mezzi spalaneve.

Al passo di Pradarena sopra Ligonchio, lo svincolo regionale appenninico più elevato, ad oltre 1.500 metri, il manto ha superato abbondantemente il metro e alcuni scatti notturni fatti dai gestori mostrano una cartolina di incantata perfezione.

Discorso simile a Cerreto Laghi, a Febbio di Villa Minozzo, al Ventasso e nei rifugi appenninici aperti per il momento di festa, come la Segheria a Civago e la Pescheria Zamboni sempre a Febbio. Nella media montagna la neve si è alternata con la pioggia sino al definitivo abbassamento delle temperature attorno al mezzogiorno. Da quel momento, con il termometro appena sotto lo zero, anche dai 400 metri in su la coltre bianca – che prima non aveva attecchito su un fondo ancora umido per via della pioggia – ha iniziato a far presa, imbiancando nel giro di poche ore l’intera zona.

Un colpo d’occhio notevole, che dovrebbe poter essere ammirabile anche nei prossimi giorni, se le previsioni si confermeranno. Dopo un Natale asciutto, il capodanno quantomeno ha regalato la scenografia più classica, tutta virata al bianco. Pochi hanno potuto ammirarla, perché la zona rossa unita al divieto di feste e di manifestazioni ha ridotto fortemente l’afflusso di persone verso gli alberghi e le seconde case, le varie fiaccolate sono state cancellate e gli impianti di risalita sono rimasti chiusi.

L’amarezza è forte, in questo senso: dopo anni con poca neve, proprio nel 2020 delle clausure le piste sarebbero state perfette. A cascata, sono scesi verso lo zero anche gli incidenti e i problemi con le auto sulle strade; erano davvero pochi i mezzi che ieri si sono mossi nelle aree in cui le vie avrebbero potuto presentare più difficoltà di marcia.

Chi non si è fermato sono stati i trattori della “rotta”, che hanno comunque spazzato tutti i collegamenti così da evitare qualsiasi rischio di isolamento. —

Adriano Arati

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