Maltrattamenti: un operaio non può avvicinare la moglie
La donna ha denunciato il marito al culmine di una separazione conflittuale Lei l’accusa di botte e aggressioni verbali. Il trentenne non parla davanti al gip
campegine. C’è dietro una separazione conflittuale fra marito e moglie, nella vicenda che di recente ha portato all’applicazione di una misura restrittiva nei confronti del marito – un operaio trentenne – che ora non può avvicinare il coniuge.
È stata lei a denunciarlo, mettendo nero su bianco un episodio violento (l’uomo avrebbe alzato le mani sulla moglie) e una serie di aggressioni verbali: un clima divenuto a tal punto insopportabile che la donna si è rivolta ai carabinieri, facendo scattare l’inchiesta per maltrattamenti in famiglia.
Indagine delicata – la coppia ha due figli minorenni – quindi non daremo elementi per identificare questo nucleo familiare (ne tuteliamo la privacy) entrato decisamente in crisi.
I fatti confluiti nell’inchiesta sarebbero riferibili all’autunno dell’anno scorso, quindi agli ultimi mesi, ma non è escluso che la nascita dei due figli abbia avuto un peso, innescando litigi a non finire.
Comunque sia, il sostituto procuratore Maria Rita Pantani – titolare dell’inchiesta – ha chiesto ed ottenuto dal gip Luca Ramponi la misura restrittiva nei confronti dell’operaio. Da qui l’interrogatorio di garanzia, tenutosi mercoledì mattina in tribunale a Reggio Emilia. Assistito dall’avvocato Giuseppe Migale Ranieri, il marito indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip Ramponi. L’avvocato – per il momento – non ha ritenuto di replicare sulla misura cautelare applicata. Scelte difensive attendiste, come strategia per valutare prima gli atti d’indagine e poi impostare le prime mosse sul piano giudiziario. Quindi l’operaio ora vive altrove e i due figli restano con la madre nella casa coniugale. —
T.S.
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