«Renzi? In aula c’è poco Ma vedo il disagio di chi è uscito dal Pd»
La senatrice reggiana sulla crisi di governo «Fase difficile da interpretare Il problema vero è che rischiano di mancare i numeri»
REGGIO EMILIA. «Personalmente vedo il disagio di diverse persone che sono uscite dal Pd per andare con Renzi. E vedo anche una ricerca dei cosiddetti “responsabili” di diversi schieramenti. Ma mi chiedo: fino a quanto potremo fidarci?».
Ammette di aver incrociato Renzi poche volte in questo ultimo periodo. Così come è consapevole che la partita per la tenuta del governo Conte si giocherà soprattutto al Senato, dove i numeri della maggioranza sono risicatissimi. Vanna Iori, senatrice reggiana Pd, conosce personalmente Matteo Renzi, per anni di casa dalle parti di Reggio, prima della scissione con Italia Viva, con la quale ora sembra tenere sotto scacco l’esecutivo.
«Se gli ho parlato? In aula in questo periodo c’è pochissimo. Viene per fare interventi e se ne va», spiega la parlamentare reggiana, preoccupata per l’esito di una crisi della quale – fra ipotesi rimpasto o ritorno alle urne – non si conoscono le conseguenze. «Il problema vero – prosegue Vanna Iori – è che al Senato non abbiamo i numeri, forse nemmeno con i responsabili, a meno che non confluisca proprio qualche renziano. Renzi sta insistendo molto sul fatto che ritirerà le ministre. Tutti hanno pensato che bluffasse per alzare la posta, con la possibilità di un rimpasto che effettivamente c’è, ma c’è anche purtroppo la possibilità che non si tratti solo di questo. Siamo in una fase difficile da interpretare».
Poche, al momento, le certezze: «Di certo questa crisi arriva in un momento inopportuno – prosegue – È inopportuno andare a discutere il 7 gennaio, quando si devono prendere decisioni importanti, nel giorno in cui fra mille difficoltà si torna scuola, in piena campagna vaccinale. È una crisi di governo che mette a rischio il futuro. Se prenderà la piega dell’irreversibilità c’è il rischio che ricada sui nostri figli e sulle generazioni che verranno. È la mia preoccupazione».
E se non se la sente di bocciare il governo, pur riconoscendo «che ha fatto sicuramente errori», come altri rappresentati delle istituzioni anche Iori condivide le parole di Mattarella: «Deve essere il tempo dei costruttori. Il presidente ha indicato la strada per una classe dirigente che sopravvivrà solo se saprà cambiare le logiche di basso cabotaggio. Ora prima di tutto viene il bene dell’Italia e tutti dovrebbero fare un passo indietro». —
E.Spa
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