«Una nuova maggioranza di governo? Non penso si debba farla a tutti i costi»
Spadoni, vicepresidente della Camera, sull’ipotesi “responsabili” fra le fila di Forza Italia: «Non vedo alcuna possibilità»
l’intervista
Evaristo Sparvieri
«Credo che per responsabilità sia importante portare avanti questo governo, ma personalmente non penso si debba farlo a qualunque costo». L’atmosfera natalizia sembra essere durata pochissimo. E dopo l’Epifania per governo e Parlamento si aprirà subito una nuova fase, dettata dai tempi di crisi sui quali Matteo Renzi sembra soffiare giorno dopo giorno. Ma alla reggiana del M5s, Maria Edera Spadoni, vicepresidente della Camera, allargare la maggioranza parlamentare, chiamando a raccolta i cosiddetti “responsabili” anche fra le fila di Forza Italia, non sembra una strada auspicabile. «Spero che la maggioranza di governo rimanga questa».
Vicepresidente Spadoni, dopo un 2020 così difficile il 2021 può essere l’anno della svolta?
«Secondo me sarà l’anno di rinascita. Prima di tutto grazie ai vaccini. Sarà una svolta non immediata e bisognerà avere sempre un atteggiamento responsabile soprattutto nei confronti degli altri e dei più fragili, oltre che di noi stessi. Ma il vaccino porterà cambiamenti importanti. È importante che le prime categorie a vaccinarsi siano le più esposte: operatori sanitari, forze dell’ordine, persone fragili. Poi gli altri. Io mi vaccinerò. Aspetterò il mio turno. Non credo di essere priorità. Non farei mai come il presidente della Campania De Luca. Lo trovo di pessimo gusto».
Crede che il governo sia stato all’altezza della crisi sanitaria ed economica?
«Sì, assolutamente. Ci siamo trovati nel 2020 in una fase di pandemia inedita nella storia repubblicana, un momento estremamente drammatico. Secondo me ci sono state azioni molto positive, e il governo in primis ha portato avanti importanti norme. Penso ai decreti Ristori e Ristori bis, con contributi a fondo perduto per bar e ristoranti. In legge di Bilancio abbiamo avuto la proroga del superbonus al 110% per tutto il 2022, cosa a cui come M5s tenevamo molto. E poi l’assegno unico per i figli, con risorse fino a 3 miliardi. E, appena dopo l’inizio della pandemia, lo scostamento di bilancio da 25 miliardi. E ancora: il Recovery Fund. Quei 209 miliardi sono stati erogati all’Italia grazie al lavoro di Conte. E tutti gliene devono dare atto. Conte è tornato con un pacchetto di risorse mai approvato prima per lo Stato italiano».
Si poteva fare meglio?
«Lo dico con molta tranquillità: un coinvolgimento del Parlamento più incisivo sarebbe stato positivo. Ma mi rendo conto che c’erano decreti, come i Ristori, da portare avanti velocemente e la fretta ha giocato il ruolo che ha giocato».
Siamo ai titoli di coda?
«Spero di no. Non credo sia il caso in un momento così delicato, considerato che a breve avremo l’elezione del nuovo capo dello Stato, di interrompere questa esperienza. Ho seguito con molto interesse il presidente Mattarella: ha parlato di mettere da parte i personalismi. Sono assolutamente d’accordo. Ora dobbiamo essere responsabili. Gli italiani non capirebbero una crisi di governo».
Ma una maggioranza che includa anche Forza Italia sarebbe accettata dai parlamentari M5s?
«Parlo a mio nome, ma anche come rappresentante del M5s. Io spero che la maggioranza rimanga questa. E spero che i ministri rimangano questi. Penso, per citarne una, a Lucia Azzolina. Ha fatto un lavoro eccezionale, pur subendo minacce e offese. Non credo per noi ci sia la possibilità di poter stare con Forza Italia. Lo dico per la nostra storia. E neanche penso che Forza Italia voglia stare con noi».
Anche con il Pd l’alleanza sembrava impossibile...
«C’è una differenza. Nella scorsa campagna elettorale, abbiamo sempre detto che con la legge elettorale era impossibile governarne da soli. Ma, d’altra parte, una delle dichiarazioni che ha sempre fatto Luigi Di Maio, anche da capo politico, è che a Forza Italia non si risponde nemmeno al telefono. Io non ho problemi nel dire che un’alleanza strutturale con il Pd non avrebbe seguito. Se a livello nazionale non c’era altro modo per governare, credo che, se il discorso riguarda leggi elettorali regionali o i territori, sono gli stessi territori che debbano avere voci in capitolo, perché ci sono realtà diverse. A Reggio i consiglieri M5s lo hanno sempre detto che con l’amministrazione non si sarebbero mai messi insieme. Poi in altri posti d’Italia i territori possono esprimersi diversamente».
Ma secondo lei perché Renzi tira la corda? Elezioni o per ottenere qualcosa?
«Credo la seconda, ma non si rende conto che sta giocando una partita incandescente. Mi fa sorridere: era lui nel 2017 a dire che non è possibile che un governo sia appeso a un partito al 2%, cioè proprio ciò che è lui adesso».
L’ago della bilancia sembra proprio il Recovery Plan. Il piano del governo sembra non convincere del tutto nemmeno Pd e M5s. Lei come la vede?
«È il governo il responsabile dei progetti. È suo compito. Per me sono due le cose importanti: che ci sia coinvolgimento del Parlamento, anche nel definire priorità per il Paese, e che ci sia un controllo nel contrasto alle mafie. De Raho ha detto più volte che questi soldi fanno gola alla criminalità e l’ultima cosa che vogliamo è che la ’ndrangheta faccia affari attraverso i soldi per gli italiani. È importante che questi soldi vadano nelle tasche giuste e che ci sia un coinvolgimento del Parlamento, che ha anche una funzione di controllo». —
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