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ALLARME POLVERI SOTTILI 

La qualità dell’aria è ancora pessima nonostante il Covid e il lockdown

La qualità dell’aria è ancora pessima nonostante il Covid e il lockdown

Sono 61 gli sforamenti registrati nel 2020 in viale Timavo Legambiente: «Politiche ambientali pubbliche ininfluenti»

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reggio emilia. Nemmeno il lockdown conseguente al coronavirus e la drastica riduzione, per mesi, del traffico cittadino e provinciale ha saputo ridurre l’allarmante quantità di polveri sottili che storicamente impesta il Reggiano e gran parte della pianura Padana.

A denunciarlo, confermando i dati preoccupanti del 2020, è Massimo Becchi presidente di Legambiente Reggio Emilia: «Probabilmente dovremo rassegnarci a convivere con questo fenomeno per molti anni se anche nell’anno del lockdown i livelli delle polveri sottili (Pm10) hanno fatto registrare 61 sforamenti, nella centralina di viale Timavo, del limite consentito della concentrazione di 50 microgrammi per metro cubo. Come per gli anni precedenti gli unici fattori che riducono e decidono i livelli di inquinanti nel bacino padano sono il rimescolamento dell’aria dovuto ai venti e la pulizia della stessa per la pioggia. A seconda di questi due fenomeni si alzano e abbassano i livelli delle polveri».

Se si leggono i dati degli ultimi dieci anni, infatti, l’unica correlazione possibile resta quella del meteo mentre, secondo Legambiente, sono «del tutto ininfluenti» le misure di contenimento proposte dagli enti pubblici sia a livello regionale che locale.

Durante il periodo del confinamento primaverile, ad esempio, nonostante il bassissimo livello di traffico si sono registrati diversi casi di superamento della soglia consentita di pm10. Se alcuni inquinanti in quel periodo si erano molto ridotti (come ossidi di azoto e benzene) altri hanno avuto andamenti diversi come l’ammoniaca generata soprattutto dall’agricoltura, settore non toccato dal confinamento, e le stesse polveri fini, che hanno risentito in negativo del maggior uso del riscaldamento domestico e dell’uso delle biomasse. L’origine mista delle Pm10, derivata da fonti primarie e secondarie, ha risentito negativamente di condizioni di stabilità atmosferica, che generano un ristagno degli inquinanti.

Di questa «pochezza delle politiche ambientali sulla qualità dell’aria nel bacino padano», prosegue Legambiente, se n’è accorta anche la Corte di giustizia dell’Ue che «ha condannato l’Italia poiché i valori limite sono stati superati in maniera “sistematica e continuata” tra il 2008 e il 2017 senza provvedimenti efficaci».

Piantare alberi «come si sta facendo anche a Reggio è certamente utile e importante – conclude Becchi – ma rischia di essere solo una goccia nel mare se non si interviene con politiche sul clima molto più incisive e radicali utilizzando anche i finanziamenti del Recovery fund, che rendano il Paese più moderno, sicuro e vivibile riducendo le emissioni in atmosfera dei settori trasporti, industria, edilizia e agricoltura e investendo maggiormente in tema di efficientamento energetico». —

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