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Confesercenti e Confcommercio  

Domenichini e Massarini scrivono al prefetto «Più aiuti alla categoria»

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Signora prefetto, la gestione della pandemia, giustamente, mette al centro la salute delle persone e la tenuta del sistema sanitario. Nel corso di questi mesi, come associazioni di rappresentanza delle piccole e medie imprese, non ci siamo mai sottratti alle nostre responsabilità e abbiamo svolto un difficile ruolo di capillare informazione verso i nostri soci, che in diverse occasioni hanno incontrato difficoltà a comprendere il senso delle decisioni del governo. Particolare disagio è avvertito a causa dei tempi di adozione dei provvedimenti che determinano le scelte, che non lasciano mai la possibilità di organizzare il proprio lavoro. La categoria dei pubblici esercizi è ormai allo stremo. Costretti da diversi mesi fra esclusiva possibilità di asporto e domicilio o, nei momenti migliori, apertura solo fino alle 18. Completamente perso l’importante periodo lavorativo delle feste natalizie. Riceviamo quotidianamente segnali di preoccupazione ed esasperazione, come se si trattasse di un accanimento verso la categoria. Le chiediamo di rappresentare questo stato di sofferenza al governo, affinché se ne tenga conto nelle nuove e importanti decisioni che si stanno assumendo in queste ore. Riteniamo, infatti, che nel rispetto delle misure di sicurezza, bar e ristoranti non rappresentino fonte di diffusione del virus o certamente non lo siano in misura maggiore di altre situazioni. Crediamo, quindi, che indipendentemente dalla “zona” in cui ci si trova, i pubblici esercizi andrebbero catalogati con modalità che permettano di esercitare il proprio lavoro in sicurezza ma con dignità e possibilità di programmazione. —

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