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«La scuola italiana non può essere un vaso di coccio»

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Il problema non è tanto il rinvio di quattro giorni, piuttosto la necessità di farsi una ragione che la scuola italiana non può essere il vaso di coccio della fragilità politica del momento.

Abbiamo sempre avuto un approccio prudente nella gestione reggiana della pandemia. E non abbiamo mai assecondato tentazioni “aperturiste” che prescindessero dall’andamento del contagio. Ma tutte le volte che ci è stato chiesto, siamo stati pronti.

Così è stato al momento del primo lockdown, così è stato anche con la riapertura primaverile e con le chiusure del secondo lockdown, così è stato in queste settimane nel predisporci come territorio all’avvio di una imponente campagna vaccinale di massa.

Sulla scuola è stato fatto un lavoro enorme. E ancora una volta lo spirito della collaborazione è stata la cifra distintiva che ha tenuto uniti Comune, Provincia, Ausl, mondo scolastico, Agenzia per la mobilità e le aziende dei trasporti, sotto l’efficace coordinamento della Prefettura.

Devo ringraziare sinceramente il provveditore e la comunità scolastica per lo sforzo organizzativo compiuto.

È stato fatto un lavoro enorme per mettere in condizione 22.000 studenti di tornare tra i banchi.

Eravamo pronti per partire al 75% con due turni di ingresso, ci siamo predisposti per partire anche solo al 50%, ora però il rischio è un’incertezza informativa che mina la credibilità e che, per quanto, mi riguarda non può essere taciuta.

Non possiamo oscillare esclusivamente tra le ragioni dell’emergenza sanitaria e quelle della ripresa economica.

Esiste una “società di mezzo” fatta di persone, di lavoratori, di studenti, che in questi mesi in alcuni campi sono stati azzerati nella loro agibilità, nella cultura, nella formazione, in parti del welfare. Non si può oscillare tra il tutto a scuola o il tutto in didattica a distanza.

Esiste e deve esistere una ragionevole via di mezzo, equilibrata e vincolata ai doverosi protocolli sanitari, che si ponga un obiettivo: riprendere le scuole in modo sostenibile, mettere in sicurezza il percorso formativo dei nostri ragazzi, evitare una ferita a una generazione su due anni scolatici che sarebbe difficilmente rimarginabile.

I nostri ragazzi non ricevono un ristoro, ma stanno pagando un prezzo alto.

Reggio Emilia accompagna l’emergenza con consapevolezza e responsabilità in tutti i settori, con grande rispetto del lavoro difficilissimo ed inedito affrontato dal governo, ma Reggio Emilia vuole anche dire che una strada è possibile, una strada per far tornare a scuola i nostri ragazzi, in condizioni di responsabilità e sicurezza. —

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