Gazzetta di Reggio

Reggio

Sei stato un uomo che ha saputo amare e alla fine è solo questo che conta davvero

Gabriele Carlotti
Sei stato un uomo che ha saputo amare e alla fine è solo questo che conta davvero

Don Gabriele Carlotti, missionario in Brasile, scrive dall’Amazzonia per ricordare l’amico don Ercole con il quale ha fatto un pezzo di strada 

4 MINUTI DI LETTURA





LA LETTERA

Gabriele Carlotti

Pubblichiamo di seguito la lettera di don Gabriele Carlotti, missionario in Brasile, per la morte di don Ercole Artoni, scritta il 4 gennaio a Santo Antonio do Içá, in Amazzonia.

Caro don Ercole,

così te ne sei andato, in silenzio perché già da tempo facevi fatica a parlare, quella voce che in tante messe tuonava per scuotere la tua gente di Castelnovo, a volte incurante di incomodare coloro che si sentivano offesi nel loro perbenismo religioso, ma sempre alla ricerca di una vita di fede che fosse vera e coerente con il Vangelo di Gesù.

Mi avevi chiesto di celebrare le tue esequie, senza rosari (inutili cantilene ripetute a macchinetta) e senza autorità ecclesiastiche che molte volte non ti avevano capito e anche osteggiato e richiamato alla normalità. La normalità della fede era per te il prendere posizione sulle ingiustizie e dare fiducia agli uomini e donne di buona volontà, onesti, che spesso abitano fuori dai recinti ecclesiali. Così avevi fatto nei primi consigli pastorali a Mancasale e così hai continuato a fare a Casa Cervi e nelle molte occasioni in cui le famiglie volevano te al capezzale dei loro cari.

La mia partenza per l’Amazzonia, pur condivisa, ti aveva lasciato con un velo di tristezza, sapevi che difficilmente ci saremmo rivisti e sarei potuto essere presente al tuo ultimo saluto, ma lo avevi accolto con serenità e ricordando i tuoi viaggi in Brasile con alcuni amici sacerdoti, visitando le favelas e incontrando i poveri.

Tutti conoscono la tua opera in appoggio alla vita di tanti giovani e ragazze schiavi della droga, la tua lotta per denunciare il traffico, anche nelle carceri, la corruzione e il perbenismo. Circolano troppi soldi a Castelnovo, dicevi, e ora la droga pulita, quella che non si vede perché non si buca, ma si sniffa, quella del setto nasale d’oro di certi industriali... la cocaina, è ad uso della classe media anche dei nostri paesi.

Ancora negli ultimi anni, nei quali ho avuto la fortuna di conoscerti, molte famiglie in situazioni dolorose per i propri figli, ti cercavano e tu, pronto, trovavi il tempo di ascoltarle andando a casa loro, ricevendole nel tuo appartamento o in canonica.

Qualcuno mi fece conoscere alcuni articoli, datati in verità, in cui eri presentato come prete conservatore e difensore della legge. Oggi sei ricordato come «prete comunista vicino ai giovani» e questo ti fa onore! Ma cosa è accaduto per provocare una così bella conversione? Ce lo hai raccontato quando, ultimamente, eri abbastanza ripetitivo nelle tue prediche... ritornavi sempre al centro, all’essenziale: ai poveri.

Hanno scritto anche un libro su di te, non ho fatto a tempo a leggerlo, ma lo farò te lo prometto; quindi la tua vita è pubblica e la Comunità Papa Giovanni XIII ne è l’espressione.

Ma qui voglio ricordare il cuore della tua conversione, quello che forse a qualcuno è sfuggito perché si è fermato alle opere, alla superficie, ai frutti tanto importanti, possibili solo se il seme piantato è di buona qualità. Quando hai trovato sulla strada un giovane fatto di eroina, sfinito e che chiedeva aiuto; quando ti sei fermato e lo hai caricato sulla tua auto, portandolo in canonica a Mancasale; quando, forse ancora incredulo anche tu, hai detto: «... ma questo Giovane è Gesù!» e lo hai riconosciuto e accolto... e ha cambiato la tua vita.

Come un giorno quel lebbroso che Francesco di Assisi ha abbracciato, un abbraccio vero che gli ha cambiato la vita!

Questo era il tuo segreto, non eri un buon operatore sociale, neanche un comunista convinto, non eri un politico anche se hai sempre fatto politica, non eri solo un prete, anche se dicevi messa, eri un Cristiano, un discepolo di Gesù che avevi riconosciuto nell’amore ai fratelli e alle sorelle bisognose. Per questo hai accolto anche i migranti, siamo stati accusati di averlo fatto per soldi... ma né io e tantomeno te siamo diventati ricchi, se non della ricchezza di avere qualche amico in più.

Qualcuno che forse oggi ti ha accolto nelle dimore eterne.

Certo non sei mai stato uno stinco di santo, anche tu hai combattuto le tue fragilità e, come tutti noi, te ne sei vergognato, ma non hai mai permesso che il peccato offuscasse la Grazia di Dio. Per questo quando abbiamo iniziato le celebrazioni comunitarie del perdono, le confessioni comunitarie anche in parrocchia come si facevano normalmente in missione, 4 o 5 volte all’anno, nei tempi forti del Natale, della Quaresima, della Pasqua e prima dell’estate, in occasione delle feste dei patroni, tu sei sempre stato presente, nel penultimo banco in fondo a sinistra. E gioivi della presenza di tanta gente, anche non troppo frequentante, ma che aveva colto il segno della misericordia di Dio. Anche tu, come molti, ti sentivi accolto e eri riconoscente al Signore. Poi quando qualcuno voleva parlare e confidarsi con un prete, e alcuni lo facevano con sincerità di cuore, eri pronto ad ascoltarli e a consigliarli per confermare quel perdono gratuito che, a volte con fatica, ma con gioia, senza inutili sensi di colpa, chiede sempre la conversione personale.

Grazie don Ercole, abbiamo fatto un pezzo di strada insieme, sei stato un buon padre anche per me, come per tanti, un prete autentico, senza peli sulla lingua e capace di pagare di persona le proprie responsabilità. Un uomo che ha saputo amare. E alla fine solo questo conta!

Grazie, tuo Gabriel

Nella luce dell’Epifania del Signore —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google