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Stragi, Report accende i riflettori su Bellini I sospetti del pm della trattativa Stato-Mafia

E.Spa.
Stragi, Report accende i riflettori su Bellini I sospetti del pm della trattativa Stato-Mafia

Tartaglia, ora vicecapo del Dap: «Perché non fu pedinato? Ci avrebbe condotto a Totò Riina e Matteo Messina Denaro»

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REGGIO EMILIA

«Se è vero che in quelle riunioni fra Gioè e Bellini si parla per la prima volta di attentare ai beni culturali del Paese, via dei Georgofili, San Giovanni, San Giorgio e Milano, perché non fu fatta un’attività molto seria su Bellini di monitoraggio, di pedinamento, di controllo? Un’operazione che portava direttamente da un lato a Salvatore Riina e dall’altro a Matteo Messina Denaro». A parlare è il magistrato Roberto Tartaglia, pm del processo sulla trattativa Stato-Mafia e attualmente vicecapo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap), in un’intervista andata in onda lunedì sera su RaiTre, in occasione dell’ultima puntata di Report, condotto da Sigfrido Ranucci.

“Le menti raffinatissime”. È questo il titolo dell’inchiesta, firmata da Paolo Mondani e Giorgio Mottola con la collaborazione di Norma Ferrara, Alessia Pelagaggi e Roberto Persia: una puntata dedicata proprio alla trattativa Stato-mafia, alle stragi del 1992 e quelle del 1993 per cui sono indagati dalla Procura di Firenze anche Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, delineando un lungo excursus nero che, scrivono gli autori della trasmissione, «collegherebbe l’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 alle bombe di Capaci e via D’Amelio in cui furono uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino».

La puntata si apre proprio sulle recenti indagini della Procura generale di Bologna per la strage del 2 agosto, che provocò 85 vittime e oltre 200 feriti, per la quale nei confronti della Primula Nera reggiana ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, è stato chiesto il rinvio a giudizio. La prossima udienza è lunedì 11. Bellini è accusato di essere il quinto uomo, colui che portò la bomba in stazione. Ed è proprio dalla figura della Primula Nera che prende le mosse la ricostruzione di Report, descrivendo il suo “curriculum” criminale: non solo l’estremismo nero degli esordi, ma anche il suo ruolo di sicario per la ’ndrangheta e di infiltrato nell’ambito della cosiddetta trattativa parallela sulle opere d’arte, attraverso il suo contatto con Antonino Gioè, che con la Primula Nera aveva condiviso un periodo di detenzione a Sciacca, nel 1981. Uomo d’onore di Altofonte, Gioè è fra i responsabili della strage di Capaci del 23 maggio 1992 costata la vita a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e la scorta: venne trovato suicida in carcere a Rebibbia in circostanze misteriose nel 1993, lasciando una lettera in cui c’è un riferimento anche alla Primula Nera. «Coincidenza molto poco credibile – afferma Tartaglia durante l’intervista – proprio nel 1991 e proprio a Enna riallaccia il rapporto con Gioè, nel momento in cui e in quella campagna in cui Cosa nostra sta decidendo la stagione stragista consultando mondi esterni a quelli di Cosa Nostra. E lì Bellini entra a contatto tramite Gioè con tutto il vertice di Cosa nostra».

Nel corso della puntata, in relazione alla strage di Bologna, è stato intervistato anche Libero Mancuso, uno dei primi magistrati a indagare sull’attentato in stazione, che si è soffermato sui noti rapporti fra Ugo Sisti, ex procuratore di Bologna, e la Primula Nera all’epoca della latitanza con il falso nome di Roberto Da Silva. —

E.Spa.

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