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l’inchiesta shock in val d’enza 

Affidi, Anghinolfi e una famiglia chiamano in causa l’Unione Val d’Enza

T.S.
Affidi, Anghinolfi e una famiglia chiamano in causa l’Unione Val d’Enza

Nel mirino anche la Regione e l’Ausl. I tre enti potrebbero trovarsi nelle vesti di parti civili tenute a pagare eventuali danni 

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reggio emilia. La battaglia fra difese e parti civili è stato un aspetto non secondario delle prime tre “tappe” – a porte chiuse, come prevede l’udienza preliminare – del delicato procedimento sugli affidi considerati illeciti dal pm Valentina Salvi.

E secondo quanto richiesto da tre legali – due come difensori di un’imputata, il terzo a tutela di una famiglia costituitasi parte civile – vi sono alcuni enti pubblici che ora rischiano di entrare nel processo sia come parte civile (ritenendosi danneggiati) che come responsabile civile (in questa veste potrebbero essere chiamati a pagare i danni). Ma chi ha fatto queste “mosse”, su cui si esprimerà il gup Dario De Luca nella prossima udienza del 28 gennaio? Sul fronte degli imputati è stata Federica Anghinolfi (ex dirigente del servizio sociale dell’Unione Val D’Enza, figura di primo piano dell’inchiesta “Angeli e demoni”) a chiedere la citazione, come responsabili civili, sia dell’Unione Val d’Enza che della Regione. Richiesta fatta dagli avvocati difensori Oliviero Mazza e Rossella Ognibene. Sulla stessa linea d’onda l’avvocato di parte civile Gianluca Tirelli che ha chiamato in causa sempre l’Unione Val d’Enza (riferendosi all’operato dell’Aghinolfi e dell’assistente sociale Francesco Monopoli), ma anche l’Ausl (tirati in ballo l’assistente sociale Annalisa Scalabrini e la psicologa Federica Alfieri) e l’Asp Sartori di San Polo (nei confronti sempre di Scalabrini).

Ritornando allo scontro tra difese e parti civili. Le prime hanno eccepito soprattutto sulla richiesta di costituzione dei cosiddetti “enti esponenziali”, cioè le associazioni che tutelano minori e famiglie. «La maggior parte di queste onlus – sostiene Liborio Cataliotti, avvocato di Daniela Scrittore (funzionaria dei servizi sociali del Comune di Reggio Emilia) – si sono formate miratamente ex post rispetto alla consumazione stessa dei reati in contestazione e crediamo non si possono chiedere risarcimenti se la nascita dell'associazione è stata postuma ai fatti. Inoltre ci sono realtà che operano in territori diversi rispetto alla val d'Enza. Che danno possono aver avuto? Confidiamo che il giudice faccia una scrematura sulle parti civili». Lo stesso legale si è poi associato a un'altra eccezione avanzata dal collega Giovanni Tarquini (difende Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano, assieme al professor Vittorio Manes) che ha sollevato osservazioni sulla costituzione di parte civile di Ministero di Grazia e Giustizia e Regione Emilia-Romagna «perché dettata da una deformazione mediatica rispetto a fatti che tecnicamente sono molto più misurati e contenuti, interrompendo quel collegamento diretto tra un asserito danno e il fatto contestato». Nell’ultima udienza è toccato alle parti civili controreplicare alle eccezioni. «Facciamo processi in tutta Italia, non ci possono impedire di costituirci», hanno detto. La pm Salvi – titolare dell'inchiesta – si è però riservata di replicare il 28 gennaio, quando il processo dovrebbe entrare nel vivo. Il giudice si pronuncerà con un'ordinanza sulle ammissioni e sulle eventuali esclusioni delle parti civili. Ma anche sulle diverse eccezioni (anche di nullità) presentate dagli avvocati difensori dei 24 imputati alla sbarra nel giorno dell'avvio del processo il 30 ottobre. —

T.S.

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