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oggi i funerali 

Non cita il vescovo e chiede la cremazione Le ultime scomode volontà di don Artoni

Evaristo Sparvieri

Spunta un “nota bene” nel testamento. Camisasca: «Presiederò la messa, è un gesto d’affetto nei suoi confronti»

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REGGIO EMILIA. «Voglio essere cremato, metà delle mie ceneri sparse nel mare di Sant’Antioco, là dove c’è la Madonna degli abissi, e l’altra metà depositata in un’urna a Cadè, lì dove sono i miei cari». E poi: «Il funerale lo voglio semplice aperto a tutti. Il celebrante sarebbe confortante avere don Gabriele o in mancanza don Fortunato». C’è un N.B., un “nota bene”, nel testamento spirituale di don Ercole Artoni, il prete scomodo sempre dalla parte degli ultimi, morto lunedì a 90 anni, di cui oggi saranno celebrati i funerali, alle 10.30, nella chiesa di Cadè. Un passaggio non diffuso subito dopo la morte, nel quale il controverso fondatore del centro sociale Papa Giovanni XIII esprime il desiderio che a celebrare la messa di addio siano don Gabriele Carlotti, missionario in Brasile, o don Fortunato Monelli, suo grande amico. Proprio quest’ultimo parteciperà al rito funebre, presieduto dal vescovo Massimo Camisasca, il cui nome non compare nel testamento, non datato e probabilmente scritto da don Ercole una ventina d’anni fa. Nel documento sono citati monsignor Socche, monsignor Baroni e monsignor Gibertini, non nominando i vescovi Caprioli e lo stesso Camisasca. Una dimenticanza che non ha mancato di suscitare qualche imbarazzo. Secondo una lettera aperta di don Gabriele Carlotti, scritta lunedì dal Brasile, indirizzata a don Ercole e pubblicata ieri sulla Gazzetta, lo stesso don Artoni gli avrebbe chiesto di celebrare le esequie, «senza rosari (inutili cantilene ripetute a macchinetta) e senza autorità ecclesiastiche, che molte volte non ti avevano capito e anche osteggiato e richiamato alla normalità».

Ultime volontà “scomode” per un prete degli ultimi, di fronte alle quali la stessa Curia ha dovuto prendere una decisione, considerando un dovere per un vescovo celebrare le esequie di un “suo” sacerdote.

«Io ci sarò. È un atto di affetto per don Artoni», afferma monsignor Camisasca, pur consapevole degli episodi più controversi della vita del prete reggiano, consigliere comunale Pci a rischio scomunica, coinvolto inconsapevolmente in Gladio, artefice della liberazione di un sequestrato e più volte in carcere, anche per i suoi rapporti con Paolo Bellini. A dicembre scorso, l’ultima assoluzione per le minacce alla presidente del Tribunale, Cristina Beretti.

«Ho letto il testamento – aggiunge Camisasca – scritto una ventina di anni fa suppongo. Non dice chi deve presiedere il funerale, ma che non desidera una presenza massiccia di autorità ecclesiastica. Non esclude la presenza del vescovo. Io presiederò. Mi sembra un atto significativo nei confronti di questo sacerdote e in continuità con il dialogo che avevamo iniziato. L’ho sentito l’ultima volta circa 10 giorni fa al telefono. Era molto provato, non immaginavo però una fine così vicina». Quanto alla volontà di cremazione, inusuale per un sacerdote, «i fedeli – spiega Camisasca – possono chiedere la cremazione purché non sia un atto che con quel gesto va contro la concezione della chiesa della resurrezione dei corpi. Non mi sembra il caso di don Artoni». —

Evaristo Sparvieri

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