Truffa delle giocate al Lotto in cinque ora alla sbarra
La ricevitoria “Da Gigi” si è costituita parte civile, così come la Lottomatica Al gestore sampolese una beffa da 80mila euro. Sentito un perito informatico
san polo. In cinque sono accusati di aver truffato, nel 2012, alcune tabaccherie dotate di collegamento con la società di gioco concessionaria del Monopolio.
Il filone modenese di questa vicenda si è concluso l’anno scorso con la condanna in primo grado – complessivamente 15 anni di reclusione – per i cinque imputati che ora sono sotto processo in tribunale a Reggio Emilia per quanto sarebbe accaduto il 12 settembre di nove anni fa nella ricevitoria “Da Gigi” di San Polo. Alla sbarra il 47enne Enzo Macario (di Montecchio, difeso dai legali Carmine Migale e Giuseppe Migale Ranieri) e quattro modenesi (il 42enne Davide Iaccarino, il 61enne Piero Luigi Sergi, il 52enne Salvatore Cavallaro e il 41enne Filippo Storchi). Sono tutti accusati di truffa aggravata ma anche di accesso abusivo a un sistema informatico o telematico. Ieri, nella prima udienza davanti al giudice Teresa Antonella Garcea, si sono costituiti parte civile la Lottomatica (rappresentata dall’avvocatessa Anna Russo) e la ricevitoria sampolese tramite l’avvocato Vainer Burani. In aula è stato sentito il perito informatico che a suo tempo fece gli accertamenti sui computer in uso ai cinque imputati. Di rilevante solo un file intitolato “Lottomatica” rinvenuto nel pc di Iaccarino: ma il contenuto era stato già cancellato. Dopo questa deposizione, il processo è stato rinviato a marzo. Secondo l’accusa, prima di entrare in azione i cinque si procuravano informazioni sulla tabaccheria, si munivano di abiti adatti con l’insegna Lottomatica e di un badge con un nome posticcio e quindi facevano una telefonata preventiva che avvisava l’arrivo di un tecnico per una riparazione di un guasto sulla linea di collegamento tra ricevitoria e Lottomatica per le giocate al Lotto. In questo modo il giorno dopo quando il truffatore vestito da tecnico con simboli Lottomatica entrava in ricevitoria, il titolare era già preparato ad accoglierlo e lo faceva “lavorare” alla macchina delle giocate. Il controllo al falso guasto dell’apparecchio durava ore ed era seguito da alcuni fax. Poi di sera il tecnico se ne andava raccomandandosi di non toccare niente. Tutto questo serviva alla banda per restare collegata alla rete Lottomatica e inserirsi nel flusso di giocate puntando su centinata di giocate alla volta al Lotto non pagate, che spesso vinceva e talvolta riusciva ad incassare senza problemi.
Relativamente al caso di San Polo, erano state fatte giocate per poco meno di 80mila euro, finite indebitamente sul conto della ricevitoria —
T.S.
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