Addio commosso a don Ercole Artoni «Non un santo ma prete straordinario»
Il ricordo dell’amico dal Brasile: «Un comunista con grande fede». Iori: «Hai avuto meriti molto più grandi degli errori»
Enrico Lorenzo Tidona
REGGIO EMILIA. Prima di diventare prete, Ercole Artoni a 16 anni ha detto al papà che era suo desiderio prendere i voti. «Il padre, che non era proprio un uomo di chiesa, gli diede un’unica raccomandazione: non fregare mai i poveri. E questo è stato un motivo importante nel cammino umano e cristiano di don Ercole», ha raccontato ieri dal pulpito don Fortunato Monelli, parroco di Sesso, uno dei due preti citati nel testamento spirituale da don Ercole, il prete comunista che voleva solo loro per la celebrazione del suo funerale: niente apparati ecclesiali. Una richiesta coerente con la condotta di vita del “prete scomodo”, titolo del libro biografico posto in regalo ieri fuori dalla chiesa di Cadè, dove è stato celebrato il funerale del presbitero morto a 90 anni.
Ma ieri di preti ce n’erano ben 14, alcuni dei quali hanno portato in spalla la bara di legno, uscita dalla chiesa tra qualche lacrima di chi, e sono tanti, hanno risollevato la loro esistenza grazie alla mano tesa porta da quell’uomo diventato la guida spirituale della Papa Giovanni XXIII, centro di recupero di Reggio con il quale ha aiutato tossicodipendenti e carcerati.
Il rito è stato celebrato dal vescovo Massimo Camisasca, come «gesto d’affetto nei suoi confronti», ha detto il monsignore, che ha lasciato l’omelia a don Monelli, che ha tracciato la figura di quell’uomo alle volte controverso nelle scelte ma di fede certa. Poi legge il ricordo di don Gabriele Carlotti, missionario in Brasile: «Sarai ricordato come prete scomodo, prete comunista» ma, dice lo scritto, «un giorno hai trovato sulla strada un ragazzo sfinito dall’eroina. Quando ti sei fermato hai detto “ma questo giovane è Gesù”. Lo hai riconosciuto, accolto e aiutato».
«Non eri un buon operatore sociale, neanche un comunista convinto, non eri un politico: eri un prete che aiutava i bisognosi». Un tributo al lavoro svolto verso gli ultimi e i poveri, come hanno chiesto di ricordare i fratelli di don Ercole Liliana, Pina, Mario e Bruno, che hanno lasciato la parola dal pulpito a Matteo Iori, ex presidente della Papa Giovanni, centro al quale sono andate le offerte. «Don Ercole è stato un uomo straordinario, cioè fuori dall’ordinario – ha detto Iori – Ha lavorato moltissimo per migliorare la vita delle persone. A mio avviso non era un santo e ha fatto anche delle cose che non approvavo. Ha fatto anche degli errori, ma credo che da un lato fosse consapevole e che gli permettessero di capire bene le debolezze umane. Da un altro lato gli errori sono diluiti all’interno di una miriade di gesti d’amore verso il prossimo. Aveva il suo modo di vivere la fede e stare vicino agli ultimi. E a volte questo suo modo entrava in contrasto con le leggi della convivenza, con quelle civili, quelle ecclesiali. A volte era semplicemente contro. Questo forse gli ha permesso di accogliere chi faceva scelte contro la vita, se stessi o gli altri. È stato una voce critica, un condottiero, un sognatore, un uomo con grande fede. Adesso è andato a riscuotere tutti i crediti che ha guadagnato in vita: anche se temo che abbia già organizzato un picchetto in cielo per chiedere di alzare i crediti per tutti e di sganciarne un po’ anche per quelli che sono all’inferno». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
