Affidi, guerra in aula sul Comune di Montecchio
L’ente ha chiesto di costituirsi parte civile contro alcuni imputati fra cui l’ex sindaco Colli che replica: «Va estromesso»
reggio emilia. Anche la richiesta di costituzione di parte civile da parte del Comune di Montecchio – tramite l’avvocato Enrico Della Capanna – è stata al centro di una serie di “attacchi” da parte dei difensori di alcuni imputati.
È accaduto nell’ultimo passaggio giudiziario del 17 dicembre scorso, quando una lunga maratona nell’aula-bunker (dal mattino fino a metà pomeriggio) ha contrassegnato l’udienza preliminare di “Angeli e demoni”, cioè il delicato procedimento sugli affidi considerati illeciti dal pm Valentina Salvi.
Il Comune di Montecchio ha chiesto di costituirsi parte civile contro una serie di imputati, fra cui l’ex sindaco Pd montecchiese nei guai come presidente dell’Unione Val d’Enza dal 2015 al 2018 e a cui viene contestato dalla Procura l’abuso d’ufficio e la falsità ideologica (due episodi).
Una costituzione di parte civile a cui si è subito opposto proprio il difensore di Colli – cioè l’avvocato Francesco Paolo Colliva – chiedendone l’estromissione al gup Dario De Luca (su questa scia si sono poi infilati i legali di altri imputati).
In soldoni, si contesta la legittimazione all’azione di parte civile da parte del Comune di Montecchio, in quanto della gestione dei relativi servizi sociali – al centro del procedimento – se ne sarebbe spogliato, essendo questa funzione riferibile solamente all’Unione Val d’Enza.
Una questione su cui dovrebbe esprimersi il gup De Luca già nella prossima udienza di fine gennaio.
In quella terza giornata di udienza preliminare sono finite nel mirino degli avvocati anche le associazioni a tutela dell’infanzia che, in almeno sei casi, sarebbero nate o diventate “operative” solo dopo i fatti da accertare nel processo.
E pertanto, sostengono i legali, non avrebbero subìto alcun danno per cui chiedere un eventuale risarcimento. Oppure, pur avendo nomi suggestivi (una si chiama come il processo: “Angeli e Demoni”) reclamerebbero indennizzi per reati che violano diritti che non compaiono come da tutelare nei loro statuti. E ancora, operano in territori slegati da quello reggiano dove i presunti reati sono stati commessi. Accuse spedite al mittente dagli avvocati delle associazioni che, come nel caso di “Bon’t worry”, associazione contro la violenza sulle donne, fanno sapere: «Ci siamo sempre stati in difesa dei più fragili, come anche i bambini». —
T.S.
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