Gazzetta di Reggio

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IL SINDACATO GENERALE DI BASE 

«Anno aperto in triste continuità col 2020 con 7.730 infortuni e 11 morti in provincia»

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GUASTALLA. «Esprimiamo cordoglio alla famiglia e vicinanza alle colleghe e ai colleghi del lavoratore deceduto questa mattina nella zona industriale di San Giacomo di Guastalla – afferma Sgb (Sindacato generale di base) di Reggio Emilia –. Purtroppo il 2021 si apre in triste continuità con l’anno appena passato, considerato che tra il 1° gennaio e il 30 novembre 2020, secondo i dati Inail, per la provincia di Reggio Emilia vi sono state 7.730 denunce di infortunio, di cui 11 con esito mortale».

Su base regionale, prosegue Sgb, la provincia di Reggio «è superata solo da Bologna e Modena per numero d’infortuni, mentre per quanto riguarda il numero di infortuni mortali è dietro Modena, Bologna, Parma e Piacenza. Fra le denunce di infortunio registrate nel medesimo periodo nella provincia di Reggio 1196 sarebbero, secondo i dati Inail, quelle correlate al Covid (di cui una con esito mortale), un numero che, in ambito regionale, vede la provincia reggiana superata solo da Bologna. Con indignazione ancora una volta dobbiamo constatare che le azioni per sicurezza e la tutela della salute delle lavoratrici e dei lavoratori sui luoghi di lavoro sono approssimative, superficiali o del tutto inefficaci». Da tempo Sgb denuncia «un vero e proprio allarme sicurezza nei luoghi di lavoro, una emergenza sempre attuale che però non trova risposte adeguate nella governance e nelle parti datoriali che, invece, per anni hanno sostenuto l’indebolimento delle norme in materia, l’instabilità lavorativa e il precariato diffuso, l’assenza di controlli, i tagli alle spese per la prevenzione e la sicurezza, turni di lavoro infiniti e massacranti, condizioni lavorative estreme e degradanti, sfruttamento, flessibilità, ricatto, erosione dei diritti, allungamento dell’età pensionistica, filiera degli appalti e subappalti soggetti a ribassi eccessivi che comprimono la spesa per la tutela della salute sui luoghi di lavoro, assenza di una cultura della prevenzione, mancanza di informazione e formazione adeguata sui rischi esistenti. È un dato di fatto che, nell’attuale sistema produttivo, profitto e economia vengono prima di salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori. Solo demolendo questo modello per dare priorità alla vita e alla dignità delle lavoratrici e dei lavoratori si potrà compiere il primo passo per fermare la strage nei luoghi di lavoro». —

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