Gli infermieri pronti a scendere in campo ma c’è l’incognita tutele
REGGIO EMILIA. In prima linea nei reparti, vicini alla sofferenza e alla profonda solitudine dei pazienti, rischiando di contrarre loro stessi il virus. Un rischio che, per molti, è diventato realtà. E ora che è cominciata la campagna di vaccinazione, la maggioranza degli infermieri reggiani si dice pronta a fare ancora una volta la propria parte e aderire. A garantirlo è la neo eletta presidentessa provinciale dell’Ordine, Maria Grazia Macchioni: «La professione infermieristica, così come tutte le altre professioni in ambito sanitario, aderisce integralmente ai principi dell’etica professionale che guida l’agire dei singoli secondo scienza, coscienza ed evidenze scientifiche nelle scelte maggiormente appropriate a tutela della salute dei cittadini». E per questo, prosegue Macchioni, «sosteniamo con convinzione la necessità di sottoporsi alle campagne vaccinali e siamo pronti a contribuire in modo diretto. La vaccinazione assume un ruolo essenziale sia a livello preventivo che di contenimento per le principali malattie diffusive». In provincia sono oltre 3.400 gli infermieri iscritti all’Ordine, che esercitano la professione in diversi contesti di cura e sono impegnati nella gestione dell’emergenza.
«Da sempre presidiamo i centri di igiene pubblica – continua la presidentessa – e, nonostante il bando di reclutamento del personale per il piano nazionale vaccinale anti Covid non renda facile l’adesione alla campagna, garantiremo in ogni modo e forma possibile la nostra disponibilità senza sconti: già in passato i nostri libero-professionisti e i nostri infermieri pensionati hanno dimostrato un grande senso di responsabilità ed hanno offerto volontariamente la loro preziosa assistenza durante la prima pandemia». Un tema sollevato anche dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), lanciando un appello al governo e sottolineando che in Italia ci sono circa 60mila infermieri liberi professionisti che hanno i requisiti richiesti dal bando del Commissario straordinario, ma sono in stand by perché non essendo dipendenti non hanno ricevuto priorità nell’essere essi stessi vaccinati e quindi sono esposti al massimo rischio di infezione senza tutele. D’altronde in questo terribile anno appena trascorso «gli infermieri – aggiunge Macchioni – hanno avuto modo di conoscere questo virus e i suoi devastanti effetti: non solo hanno garantito l’assistenza ai pazienti 24 ore al giorno, ma hanno spesso rappresentato per assistiti e familiari l’unico contatto col mondo esterno. Ricordiamo che oltre 40mila professionisti in Italia, il 47 per cento del totale, si sono contagiati dall’inizio della pandemia, circa 12mila solo nell’ultimo mese».
Dal canto suo anche la Fnopi sostiene «tutti i suoi iscritti all’interno delle equipe territoriali dedicate alle attività di vaccinazione – continua Macchioni – sottolineando che questa funzione rientra tra quelle fondanti il profilo professionale e il codice deontologico. L’infermiere non solo assiste, cura e si prende cura degli individui, ma svolge un ruolo chiave nelle attività di prevenzione e riabilitazione della persona: assume in toto la responsabilità del processo di presa in carico nel rispetto della vita, della salute, della libertà e della dignità dell’individuo». In linea con quanto espresso dalla Fnopi, quindi, «siamo pronti a garantire la massima collaborazione in termini di attività professionale e progettuale nei confronti delle istituzioni locali e regionali assicurando ai cittadini e alla comunità scientifica la presenza attiva degli infermieri». —
L.G.
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